Salati

Il mio arroz con leche per il Club del 27, perché ormai aspetto il 27 di ogni mese con gioia. In molti lo aspettano, chi per lo stipendio, chi per pubblicare una ricetta per il CLUB DEL 27. Io sono del secondo tipo ormai da 3 mesi e mi sto proprio divertendo. Infatti, 3 mesi fa la mente fervida di Alessandra Gennaro (la signora dei pipponi dell’MTC) ha lanciato questa idea alla quale ho volentieri aderito. Rifare le Ricette del Mese dell’MTC e ad aprile rifacciamo quelle con IL RISO relative alla sfida n°41. E’ un modo per cucinare le ricette che non abbiamo il tempo di fare durante la

La cecina l’amarcord delle vacanze estive, sapete perché? Quando ero bambina, passavo l’estate al mare con i nonni sulla costa toscana, in Maremma: erano mesi bellissimi, spensierati durante i quali si alternavano momenti di gioco sfrenato, ad attimi di completo relax passati ad osservare il mare in silenzio e a mangiare la cecina. Questo cibo ha fatto da scenario a tutte le mie vacanze marine da piccola. Era la nostra merenda (o lo spuntino di metà mattina) e si svolgeva secondo un preciso rituale. Rigorosamente dopo il bagno, con indosso l’sciugamano, si correva, naturalmente in branco, a comprare la cecina al chioschetto. Ovviamente ci spintonavamo per entrare, il proprietario ci

Sartù agli asparagi e menta per l’MTC vegetariano? Forse! Già dal titolo, si capisce che l’MTC, è una sfida che ti prende il cervello per tutto il mese. Quando esce il tema, dopo la prima sensazione di sorpresa, perché non indovino mai, il toto ricetta, vengono fuori ogni volta sensazioni diverse. Questa volta non ho formulato neanche ipotesi perché immaginavo che Marina Bogdanovic, del blog “Mademoiselle Marina”, vincitrice dell’MTC sulla terrina, essendo di origini serbe, avrebbe optato per qualche ricetta del suo paese. Ricette che sicuramente mi sarebbero state sconosciute. E invece no! Ha optato per la cucina napoletana, con il sartù. Cioè un timballo (cioè una preparazione che prende

Il lievitato tipico pasquale senese, non è la colomba, ma la Schiacciata di Pasqua tradizionale toscana. L’Artusi, la chiama “stiacciata alla livornese” (ricetta n°598 de “La scienza in  cucina e l’arte di mangiare bene”. A San Gimignano, pochi chilometri da qui, la chiamano “sportellina”, a casa mia l’abbiamo sempre chiamata “schiacciata di Pasqua”. Ma nonostante tutti questi nomi, il dolce è sempre quello: un lievitato tipico del periodo Pasquale realizzato con molte uova. Il nome Il termine schiacciata, infatti, non deriva dalla forma bassa del dolce: tutt’altro, è alto come un panettone! E’ frutto del fatto che per la realizzazione occorre “schiacciare” tante uova. Scrive l’Artusi: “Le stiacciate alla livornese usansi

La terrina di ribollita per l’MTC, perché sono “big in Japan”. Un’espressione anglosassone molto in voga negli anni ’80 nel mondo musicale, coniata per quegli artisti che in occidente avevano fatto il loro tempo. Questi andavano in Oriente e si riciclavano lì, riscuotendo clamorosi successi di pubblico e di vendite. Ovviamente diventavano dei fenomeni e nelle interviste raccontavano di come fossero approdati in Asia, nonostante i galattici ascolti in patria (una volta!) perché avevano bisogna di nuovi stimoli. In realtà, avevano solo bisogno di vendere. Così l’espressione è diventata un modo per deridere chi non ha successo. Per la Vi ricordate negli anni ’80, la canzone “Big in Japan”? Eccovi

Ho gustato di nuovo il caffè in forchetta, un paio di anni fa a casa di Laura Adani, l’aveva fatto Annarita Rossi del blog “Il bosco di alici”, ed stato fantastico poterlo mangiare dopo tanto tempo. Questo dolce nella mia famiglia, non era conosciuto, ma l’ho mangiato alcune volte ai tempi del liceo, a casa di una mia amica ed era magnifico, perché aveva anche un po’ il gusto del proibito. I miei all’epoca, non mi facevano bere caffè. Poi la vita ci ha diviso e altri che ho mangiato ai tempi dell’università, non erano perfetti. In seguito, non mi era più capitato di mangiarlo, fino a quella mitica giornata