lunedì 20 novembre 2017

Scallion Pancake


Da quando è uscito il 6°libro dell'MTC "Crepes is the new black", la prima ricetta che ho pensato di fare è stata questa. L'ho provata, mangiata, adorata, ma come al solito, non pubblicata.
Adesso invece li ho fatti proprio per il blog. Ed eccoli qui!
Gli Scallion Pancake sono una ricetta cinese, proposta da Mai Esteve del blog Il Colore della Curcuma. Devono il loro nome ad un tipo di cipolla molto diffuso nei paesi asiatici, che somiglia al nostro cipollotto fresco, anche se il suo gusto è meno pungente. 
Questi pancake sono un cibo da strada come la nostra piadina, ma non richiedono nessun accompagnamento, sono buonissimi anche da soli. Di solito li servo come aperitivo: sono molto pratici, li preparo e li cuocio all'ultimo momento. Li servo caldi tagliati in 4 e guarniti con il verde del cipollotto fritto.


Ingredienti

  • 180 g di farina
  • 120 ml di acqua
  • la parte verde di 3 cipollotti freschi
  • 3 cucchiai di olio di sesamo
  • 1 cucchiaino di sale
  • olio di semi per friggere
Setacciare la farina con il sale in una terrina. Scaldare l'acqua fin quasi a l bollore e versarla sulla farina un po' alla volta, incorporandola con un cucchiaio. Trasferire il composto su un piano di lavoro infarinato e lavorarlo fino ad ottenere un impasto liscio e setoso.


Suddividerlo in 6 pezzi uguali.


Prenderne uno e stenderlo in un cerchio con il matterello allo spessore di 1 -2 millimetri. 



Con un pennello, stendere sulla superficie l'olio di sesamo.


Arrotolare su se stesso, non troppo strettamente a sigaretta e poi a spirale.



Spianarlo di nuovo in cerchio con il matterello e cospargere la superficie con le foglie di cipollotto tritate.


Cospargere la superficie di cipollotti tritati


Arrotolare a sigaretta, questa volta strettamente e poi di nuovo a spirale



Spianare di nuovo con il matterello in un cerchio di 8 - 10 cm di diametro. Fare lo stesso con tutti gli altri pezzi.


Scaldare 2 cucchiai di olio di semi in una padella e quando è caldo, ma non bollente, friggere i pan cake,prima da un lato, poi dall'altro: la superficie dovrà essere dorata e croccante.
Farli asciugare su carta assorbente da cucina. Tagliare a julienne le foglie del cipollotto, friggerle e scolarle su carta da cucina.
Decorare i pancake con il cipollotto fritto e servire.


mercoledì 15 novembre 2017

I rustici leccesi con la sfoglia di Luca Montersino


Chi è passato anche di rado da questo blog avrà ormai capito che la pasta sfoglia mi piace da matti. Quindi è ovvio che la faccia spesso, ma non ho mai postato tutte i tipi fatti.
Ultimamente però, sto rimediando, ed oggi vi lascio quella del maestro Montersino. Quindi adesso ne avete già tre: quella di Iginio Massari, quella finta e adesso questa.
Dopo due sfoglie in versione dolce, adesso una salata. Non perché la sfoglia in sé cambi, è sempre la stessa sia per i dolci che per i salati, ma piuttosto per proporre un piatto che adoro: il rustico leccese. Il Club del 27 del mese di ottobre, me lo ha fatto tornare in mente ed ho avuto voglia di mangiarlo di nuovo. Quindi eccolo qui!
Chi almeno una volta nella vita è stato a Lecce e dintorni, lo avrà assaggiato sicuramente. Nel Salento, non c'è rosticceria che non li abbia, sono lo street food per eccellenza, quindi locali e turisti se fanno un uso pazzesco, perché ovviamente sono buonissimi. Sono dei dischi di pasta sfoglia farciti generosamente, con mozzarella, besciamella e pomodoro, cotti in forno, gustati caldi o tiepidi, sono di una golosità unica. Un cibo che mi ricorda tanto il mare, il sole, l'estate e tutte le meraviglie della costa salentina, quindi in una giornata cupa come oggi, mi sembrano proprio adatti. 


Pasta Sfoglia di Luca Montersino (circa 1,1 kg di pasta) 

Per il panetto:

  • 500 g di burro
  • 147 g di farina 00

Per il pastello:

  • 350 g di farina 00
  • 220 g acqua
  • 10 g di sale fino

Nota: la pasta sfoglia che avanza può essere congelata

Per la pasta sfoglia

Preparare il pastello: nella ciotola della planetaria col gancio o in un robot da cucina mettere la farina
col sale, far girare un attimo per amalgamarli poi sempre facendo andare la macchina unire una parte di acqua e solo dopo che sarà assorbita aggiungere la restante. Lavorare l’impasto brevemente solo per amalgamare gli ingredienti poi impastarlo a mano su un piano di lavoro per qualche minuto, dandogli una forma rettangolare. Avvolgere in pellicola trasparente e mettere a riposare in frigo per almeno mezz'ora. 

Nel frattempo preparate il panetto: prendere il burro dal frigo e sistemarlo fra due fogli di carta forno. Batterlo col mattarello per qualche minuto appiattendolo: così facendo diventerà più morbido
e allo stesso tempo plastico e lavorabile, aspetto importante per ottenere una buona pasta sfoglia.
Inserire il burro nella planetaria con la farina prevista per il panetto e far girare fino a che i due ingredienti si saranno amalgamati e formeranno una palla. Stendere la palla fra due fogli di carta forno, dandole una forma rettangolare dello spessore di circa 1 cm e porre in frigo a raffreddare.


Trascorso il tempo di riposo, riprendere il pastello e col mattarello stenderlo sul piano di lavoro leggermente infarinato, cercando di ottenere una sfoglia di forma rettangolare e di spessore circa un cm. Prendete il panetto dal frigo, spezzettatelo in due-tre pezzi e metteteli un momento in planetaria facendo girare al minimo per renderlo più facilmente lavorabile. Risistemarlo poi fra due fogli di carta forno dandogli una forma rettangolare con spessore di un cm.
Al centro del pastello porre quindi il panetto così ottenuto, cercando di far sì che l’altezza del pastello sia uguale a quella del panetto come mostrato nei disegni qui sotto, e che i lati aperti siano sempre verticali rispetto a voi e le chiusure a destra e sinistra: a questo punto piegare prima un’estremità verso il centro e poi l’altra, chiudendo senza sovrapporre i bordi.



Col mattarello stendere l’impasto e poi fare un giro di pieghe a tre, e poi a quattro. Dopo questi due tipi di pieghe, riporre l’impasto in frigo per un’ora, avvolto in carta da forno.


Ripetere questo procedimento di pieghe almeno altre due-tre volte (ma nulla vieta di farne anche di più), sempre con un riposo in frigo di un’ora (quindi: piega a 3 + piega a 4 + riposo in frigo poi ancora piega 3 + piega a 4 + riposo in frigo). Montersino dice che più sono le serie di pieghe, meno crescerà la pasta sfoglia, ma la crescita sarà più uniforme.
Una volta ottenuto il panetto conservarlo in frigorifero fino al momento dell'utilizzo.

Il panetto di sfoglia pronto

Rustico leccese - Ricetta di Mari - Lasagnapazza

Per 4 rustici del diametro di circa 12 centimetri
  • 500 g di pasta sfoglia (ricetta come sopra)

Per la besciamella
  • 25 g di farina
  • 25 g di burro
  • 150 ml di latte
  • sale 
  • noce moscata

Per il condimento
  • 2 pomodori pelati
  • olio extravergine d’oliva
  • sale e pepe
  • 100 g di mozzarella
  • 1 uovo per spennellare bordi e superficie


Per la besciamella
Preparare  la besciamella facendo sciogliere il burro in un pentolino. Unire la farina e cuocere un paio di minuti, fino a quando non sarà leggermente dorata. Aggiungere il latte, poco alla volta, mescolando fino a quando la besciamella comincerà ad addensarsi. Spegnere il fuoco, aggiungere il sale e un po’ di noce moscata grattugiata. Mescolare bene ed unire la mozzarella precedentemente tagliata a pezzetti e lasciata scolare, mescolando bene per farla sciogliere. Far raffreddare il tutto.
La besciamella, una volta fredda, sarà ancor più densa. Deve essere così, altrimenti potrebbe colare fuori in cottura.

Per il condimento
Tagliare i pomodori pelati a pezzettini molto piccoli e metterli teli a scolare in un colino. Quindi condirli con olio, sale e  pepe.


Per i rustici
Stendere la pasta sfoglia fino ad ottenere uno spessore di 3-4 mm. Ricavare 8 dischi da circa 10 cm e 8 dischi da 12 cm.
Sulla placca da forno ricoperta di carta forno adagiare i dischi più piccoli. Al centro di ciascun disco mettere un cucchiaio circa di besciamella e sopra la besciamella un po' il pomodoro. Occorre lasciare libero almeno un centimetro di bordo che va spennellate con un po’ di uovo sbattuto.
Ricoprire con gli altri dischi, allargandoli leggermente con le mani e premendo bene con le dita tutto attorno al bordo per far aderire bene. Prima di infornare i rustici farli riposare in frigo almeno un’ora. Questo è un passaggio è fondamentale per la buona riuscita del rustico.
Pre-riscaldare il forno a 200 ° C. Dopo il riposo in frigo spennellate la superficie dei rustici con dell’uovo sbattuto, poi cuocere per circa 20 minuti.


martedì 7 novembre 2017

La sfoglia finta ed i ventaglietti al limone


Dopo l'MTC sui cannoli di sfoglia e il Club del 27 con la sfoglia, oramai sfoglio qualunque cosa.
In realtà, da anni faccio  la pasta sfoglia, ma in questo blog non se n'è mai accorto nessuno, perché poi non pubblico le ricette.  Oggi faccio ammenda e vi lascio una chicca incredibile: la sfoglia finta.
La ricetta è del mitico  Adriano. Al gusto e per come sfoglia bene, questa ricetta non ha niente di finto, ma è più facile e più veloce da fare, il che salvaguardato il gusto, non dispiace mai, soprattutto per chi è alle prime armi. Quando faccio le lezioni di pasticceria sulla sfoglia, comincio sempre da questa, perché è molto più facile e aiuta a prendere dimestichezza con le pieghe.
Se iniziate la preparazione la sera, preparate l'impasto, lo mettete in frigo e lui nella notte fa il suo riposo, la mattina lo riprendete per le pieghe e in due ore (riposi compresi) avrete la vostra sfoglia.

Ingredienti:

  • 250 g di farina 00 
  • 250 g di formaggio spalmabile
  • 160 g di burro che indichi la massa grassa almeno all'80%
  • 2 pizzichi di sale 
  • 1 tuorlo d'uovo allungato con 1 cucchiaio di acqua per spennellare
Nota : per fare questa sfoglia dolce, sostituire  il sale con 2 cucchiai rasi di zucchero

Preparazione

Togliere il burro dal frigo una mezz'ora prima di iniziare la preparazione. Trascorso questo tempo, in una ciotola, setacciare farina e sale, aggiungere il formaggio spalmabile ed il burro a pezzettini, mescolando con la forchetta, fino ad ottenere delle briciole più o meno regolari.


Guardando la foto si possono vedere ancora dei pezzi di burro.


Avvolgere le briciole nella pellicola alimentare e aiutandosi con questa, compattare la massa fino a formare un rettangolo con un lato di una metà più lungo dell'altro (es. cm 20 x 30) di spessore un po' meno di un dito. In questa fase è importante essere precisi, più preciso è il rettangolo, meglio verranno le pieghe e di conseguenza migliore sarà la sfogliatura.


Trasferire il pacchetto in frigo per circa 8 ore. 
Trascorso il tempo di riposo, togliere l'impasto dal frigo, togliere la pellicola e sistemarlo sulla spianatoia infarinata.

Stendere un pochino la pasta, infarinandola leggermente, fare la piega a 3: per capire meglio vi lascio una infografica di Danipensacuoca (è una porzione di quella realizzata per i croissant dell'MTC).


Poi avvolgere nella pellicola e trasferire in frigo per 30 minuti.
Trascorso il tempo di riposo, appiattire leggermente la sfoglia piegata a 3, leggermente sulle punte e poi al centro, come mostrato nell'altra infografica sempre di Danipensacuoca.


Ripetere adesso la piega a 3, avvolgere nella pellicola e trasferire in frigo per 30 minuti.
In tutto vanno fatte 3 pieghe a 3, con mezz'ora di riposo tra l'una e l'altra.
All'inizio l'impasto apparirà granuloso, ma al terzo giro si uniformerà. Dopo l'ultimo riposo in frigo,
stendere l'impasto a circa 2/3 mm di spessore ed utilizzarlo per preparare quello che desideriamo.

Note fondamentali:
  • Non reimpastare mai i ritagli di pasta. Non sfoglierebbero più! Piuttosto sovrapporli e stenderli nuovamente con il mattarello.
  • La pasta sfoglia già stesa può essere surgelata tra 2 fogli di pellicola. Al momento dell'uso può essere scongelata in frigo o per pochi minuti a temperatura ambiente.
  • Nell'attesa dell'arrivo del forno a temperatura, tenere i salatini già formati in frigo. Se la sfoglia è molto fredda sfoglia meglio.

Dopo l'ultima piega, stendere la pasta sfoglia in un rettangolo, spolverarla di zucchero semolato e scorza di limone grattugiata (o di arancia). Arrotolarlo (come foto) da 2 lati verso il centro.

Tagliare a pezzetti di altezza un centimetro. Distendere su una teglia ricoperta di carta forno e far riposare in frigo. Intanto portare il forno a 190°. Al raggiungimento della temperatura infornare per 10 - 15 minuti. Sfornare, far raffreddare e gustare.


Pronti da gustare!


giovedì 2 novembre 2017

Pesci del lago di Chiusi versus food blogger

La prima foto in alto a sinistra è di Alice del Re
Cosa succede nei territori quando arrivano le food blogger? Cosa pensano le persone di noi, quando arriviamo armate di macchine fotografiche e voglia di sapere? E i pesci cosa pensano? E il lago? Qui tutti i retroscena di un blog tour a Chiusi per conoscere i segreti del suo piccolo lago e delle ricette che nascono da questo luogo.

Zenone il boccalone

Nuotava tranquillamente nelle acque del Chiaro (gli abitanti di Chiusi, chiamano così il loro lago), in una mattina di fine settembre quando, affiancando alcuni amici alle canne sud est, sente parlare con note concitate, del fatto che sono arrivate al lago alcune food blogger.
"Che cosa sono le food blogger ?" chiede Zenone.
"Accidenti a te, Zen! Ma in che lago vivi? Le food blogger sono un gruppo di umani femmine che passano il tempo andando in giro e mangiando, più che altro mangiando, mangiando, mangiando... soprattutto pesce. E noi siamo pesci. E loro sono qui, e anche noi!!!"
Zenone se ne andò velocemente, perché si sa, Gedeone è uno un po' esagerato e non bisogna dargli spago. Ma appena un po' più in là, tra il fango, anche i gamberi killer erano in riunione e sembravano molto agitati.
Si nascose tra le erbe palustri e si mise ad origliare: "Quelle mangiano di tutto anche i gamberi e sono grosse, perché mangiano tanto. Le food blogger sono bestie terrificanti con mascelle grandi e una fame insaziabile". Se erano impauriti i gamberi killer,  che erano il terrore per ogni abitante del Chiaro, il povero Zenone della famiglia dei Boccaloni, cosa poteva fare? Solo nascondersi!
Il problema era che ogni anfratto sembrava occupato. La paura cominciò ad impadronirsi di ogni suo muscolo, faticava a nuotare. Quando ad un certo punto, entrò in una corrente, che lo tirava indietro, sempre di più, poi un colpo e gli manca l'aria. Era stato pescato e messo in una piccola ciotola d'acqua.
"Respiro male, non ce la farò", pensò Zenone. Ad un certo punto le vede e soprattutto le sente, le food blogger emettono suoni assordanti. Sono grosse, con bocche enormi e con luci accecanti che tengono davanti alla faccia. Zenone era terrorizzato, non aveva mai visto niente di simile. Fuori dalla sua ciotola, in un altro contenitore, i gamberi killer si danno da fare per scappare, ma le food blogger li riportano indietro. Nessuno può farcela contro quelle belve.
Poi capisce che è giunta la sua ora. Viene estratto dalla ciotola e  vede balenare la lama del coltello. "Addio mondo crudele, è stato bello vivere qui." Sono state le sue ultime parole.

Jack il gambero killer

"Certo che qui al Chiaro, se le bevono tutte! Umani femmine, grandissime, con bocche enormi ed una fame insaziabile, qui ? Ma va! Questo lago è diventato un posto da femminucce, i pesci poi hanno paura di tutto!". Pensava Jack, il più figo dei gamberi killer del lago di Chiusi. Loro erano gli ultimi arrivati e venivano da lontano, ma erano forti ed aggressivi e pian piano erano riusciti ad imporre il loro dominio in quelle acque. Tutti li temevano, anche i grossi lucci, mentre loro regnavano indisturbati, forti delle loro chele capaci di triturare facilmente la tenera pelle dei pesci. "Cosa pensano, di impaurirci mettendo in piedi storie terrificanti? Che scemi! Noi non abbiamo paura di nulla!"
Ma un'istante dopo si trovava insieme ad una cinquantina di altri gamberi come lui, in un contenitore, in uno spazio strano che gli umani chiamano cucina e dal quale nessun gambero è mai uscito vivo. Contò sulla sua velocità, tentanto più volte la fuga, ma le umane erano grandissime e lo riportavano sempre al punto di partenza. La corsa di Jack finì, insieme a quella di altri suoi simili in un pentolone di acqua bollente: solo alcuni secondi e la sua vita svanì. Non si rese conto di nulla.


Duccio il luccio

"Stai attento Duccio!!! Al Chiaro ci so' le fubblogge!" gli urlò dietro sua madre. "O mamma che palle! E poi si dice foodblogger." Ribattè lui. 
"Sì, sì, prendi in giro le fubblogge sono pericolose, hai capito bellino??? Se ti chiappano, ti mangiano, e tu moi! Hai capito Duccino? Dai retta alla tu' mamma!!!"
Duccio infilò l'uscita della grotta e se ne andò, facendo vibrare tutte le canne davanti all'ingresso. La madre disperata, urlava: "Duccino, dai retta alla tu' mamma, tu finisci male".
"Madonnina del Chiaro, che rompi coglioni che è questa femmina, più invecchia e meno si sopporta". Sbuffava Duccio, quando incontrò Puccio il luccio. "Puccio, vieni con me si va a vedere queste foodblogger".
"O Duccino, ma un sarà perioloso?"
"Macchè!" disse Duccio baldanzoso "Noi siamo lucci. Siamo furbi, veloci e all'occorrenza feroci! Dai andiamo a vedere! In questo posto un succede mai nulla, una volta tanto che c'è da vivere un'avventura!"
"Madonnina Duccino, secondo me, si va a finì male!" piagnucolava Puccio.
Pochi minuti dopo esalavano, l'ultimo respiro, sulle canne ardenti, novelli Giovanni d'Arco del Lago di Chiusi, destinati a diventare un "Brustico", Puccio, Duccio ed una nutrita compagnia di "chiarini" delle migliori famiglie.


Le foodblogger

La gita sul lago, accompagnate da Mario e Osvaldo, con la chef Gianna Fanfano, era finita ed il pesce di lago le aspettava per essere cucinato. Sarebbe stata una bella esperienza e alla fine tutte a tavola. Domande a raffica e scatti a non finire, i lampi dei flash, risate e tante chiacchere. C'è da fare il Brustico, la tartare di Boccalone e la Coppa di Gamberi (praticamente una specie di cocktail di gamberi) e tutte si danno un gran daffare. Le food blogger incalzano Gianna per conoscere ogni segreto, sulla cottura, la sfilettatura, pulitura, lavaggio. "Gianna, ma poi come si condisce?", "Gianna, ma avrò tolto tutte le lische?", "Gianna, ma lo saliamo adesso?" "Gianna?" "Gianna?"

Foto di Annarita Rossi


Il Brustico

Il "Brustico" è più di un piatto, è quasi un rito religioso, compiuto rigorosamente nell'ara deputata allo scopo: una griglia a maglie non più larghe di un centimetro, con tre lati coperti, in modo che il vento non agiti le fiamme rendendole incontrollabili. "Brustico" significa abbrustolito, non bruciato ed è l'arte di gestire le fiamme per fare un piatto perfetto.
"L'ara sacrificale" si prepara ancora oggi come ai tempi degli Etruschi (si presume, perché di questo popolo sappiamo poco), ponendo uno strato di canne palustri opportunamente essiccate, sul fondo del focolare e incendiandole. Una volta stabilizzata la fiamma, va mantenuta aggiungendo canne dove la fiamma muore. Quindi sulla griglia posta sul fuoco, si adagiano i pesci appena pescati, la scardola, il reale, il persicaccio,  quale offerta agli dei.
Appena la fuliggine purificatrice avrà ricoperto i pesci su un lato, dovranno essere girati perchè anche l'altro lato sia ricoperto uniformemente.
Si dovrà poi togliere la fuliggine con una spazzolina o raschiando con il coltello. Tolte poi testa, coda e pinne, andranno aperti per togliere interiora e tutte le lische.
A questo punto il pesce pulito, viene condito con olio, sale una goccia d'aceto di vino.


La Tartara di boccalone

  • 300 g di filetti di boccalone
  • 1 cucchiaino di capperi dissalati
  • 1/2 spicchio d'aglio
  • 1/2 cipolla
  • 1/2 limone (solo il succo)
  • 4 g di aceto
per la panna acida 
  • panna da cucina
  • un goccio di aceto
  • 1/2 limone
  • sale
  • pepe
  • olio extra vergine di oliva
Sfilettare il boccalone ed abbatterlo o conservarlo in congelatore per almeno 96 ore.
Sbianchire per 3 volte in acqua bollente aglio e cipolla, poi tritarli finemente insieme ai capperi.
Tritare finemente a coltello i filetti di boccalone e condirli con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e il trito di capperi.
Accompagnare la tartare con fettine di pane tostato ed un po' di panna acida, ottenuta aggiungendo alla panna da cucina un goccio di aceto, il succo di mezzo limone, olio extra vergine di oliva, sale  e pepe.


Coppa di Gamberi

  • 2 kg di gamberi killer
  • 200 g di fave
  • 150 g di parmigiano e pecorino
  • un filo di panna fresca o latte
  • 100 g di burrata
  • Cointreau per sfumare
  • sale 
  • pepe
  • sedano, carota, cipolla, alloro, 1 spicchio d'aglio, 2 chiodi di garofano e sale (per scottare i gamberi)
Lavare i gamberi in acqua corrente finché non resta limpida. Sbollentarli in una pentola capiente con tutti gli odori. Scolarli e sgusciarli, togliendo testa, carapace e filo intestinale.
Nel frattempo lessare in acqua bollente le fave e sbucciarle dopo averle passate in acqua e ghiaccio. 
Inserirle nel mixer con panna o latte e formaggio, fino ad ottenere una purea omogenea.
Aggiustare di sale e pepe, condire con olio extra vergine di oliva e tenere in caldo.
Saltare i gamberi sgusciati in padella con olio ed uno spicchio d'aglio. Sfumare con Cointreau ed aggiustare di sale.

Comporre il piatto
Versare in una coppa da champagne, la purea di fave tiepida, le code di gambero saltate, 1 cucchiaio di stracciatella di burrata, olio extra vergine di oliva e pepe appena macinato.


Gianna Fanfano, chef 

"Madonna che giornata! Ma era anche il mio giorno libero, ma chi me lo ha fatto fare? Sono troppo bona, quando me lo hanno proposto, dovevo dire di no! Ma so' troppo bona, me lo diono sempre tutti! E poi mi trovo in queste situazioni... Queste sono come le cavallette. Meno male che sono solo 6. Se erano 10 mi suicidavo!" Questi i pensieri di Gianna.
"Grazie ragazze, sono felice di avervi qui, è stata una bella esperienza" le parole di Gianna Fanfano chef del Ristorante "Pesce d'Oro" di Chiusi (http://www.ristorantepescedoro.it/).


Mario e Silvano

"O Mario, ma chi erano quelle? Giornaliste?" 
"Ma,  dice che so' fubblogge."
"E che vor dì?"
"Scrivano su Internette!"
"Ah!"
"Allattra mi fanno ribartà la barca! Mi paiano un po' grulle e di certo un c'hanno da fà una sega, hanno riso tutto i' tempo! Bho! Che mondo strano! Sarà Internette!"


Ringraziamenti

A Gianna Fanfano, sicuramente, perché abbiamo fatto un casino nella sua cucina che la metà bastava, l'abbiamo rintronata di chiacchere, lampi di flash e domande. Sicuramente il suo giorno libero preferiva passarlo in modo meno traumatico, invece ce l'ha dedicato ed è stata carinissima! 

Ai nostri autisti, ops! barcaioli, Mario e Silvano che ci hanno fatto fare una bellissima gita sul lago e non si sono neanche lamentati!

A Chiara Lanari, vice sindaca di Chiusi, praticamente l'amministratrice più bella della provincia. di Siena. Ma anche una donna simpatica, intelligente e di una disponibilità unica: si capisce che siamo amiche?

A Juri Bettollini, sindaco lungimirante di questo territorio, con una grande storia ed un futuro 4.0. Ovviamente senza il suo appoggio tutto questo non sarebbe stato possibile.

Questo mio racconto, è solo una parte di ciò che abbiamo fatto, visto, mangiato, ma i ringraziamenti, vanno a tutti coloro che ci hanno consentito questa fantastica esperienza: l'amministrazione del Comune di Chiusi, l'ufficio del turismo, la Foresteria, i dirigenti ed il personale del Museo Archeologico Nazionale e del Museo della Cattedrale, l'osteria "La solita zuppa" e l'azienda Agricola Poggio ai Chiari, che ha una cantina fantastica, in una tomba etrusca.


lunedì 30 ottobre 2017

Cantuccini allo Zafferano di San Gimignano


Oggi è la giornata dello zafferano per il Calendario del Cibo Italiano. Per celebrarla degnamente, restando all'interno del mio territorio, ho preparato i cantuccini (i famosi biscotti di Prato) con lo zafferano DOP di San Gimignano ed i pinoli. Un biscotto semplice, ma profumato con gli stimmi preziosi di crocus sativus e arricchito con i pinoli che sostituiscono le tradizionali mandorle.
In questi giorni (più o meno da metà ottobre a metà novembre) si raccolgono gli splendidi fiori viola dello zafferano, dai quali si raccolgono gli stimmi che una volta essiccati si trasformeranno in zafferano. Questa spezia è stata nel Medioevo la ricchezza di San Gimignano ed è strettamente legata al motivo per cui la città è piena di torri: infatti tutti i ricchi dell'epoca facevano a gara a chi costruiva la torre più alta. Se volete maggiori informazioni, le trovate qui.


Ingredienti:

  • 1 kg di farina
  • 500 g di zucchero
  • 5 uova
  • 100 g di burro
  • 200 g di pinoli
  • 0,5 g di zafferano dop di San Gimignano
  • mezza tazzina da caffè di latte
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 bacca di vaniglia
  • un pizzico di sale

Preparazione:

Tritare lo zafferano con il coltello e metterlo in infusione in un po' di latte tiepido per una mezz'ora. Intanto. Montare bene le uova con lo zucchero, aggiungere il burro morbido a pomata e montare ancora. Aggiungere la farina setacciata, il sale, la vaniglia, il lievito, lo zafferano con il latte ed i pinoli. Formare un impasto compatto ma morbido. Preparare dei filoncini larghi 2-3 cm ed alti 1 cm .
Spennellare la superficie con un uovo sbattuto e cuocere subito in forno a 170° per 30 minuti. Far raffreddare i biscotti leggermente, poi tagliarli in diagonale e rimetterli nel forno spento una decina di minuti, girandoli dopo 5.


Se vi piace lo zafferano, vi lascio alcune ricette che trovate sul blog.