lunedì 28 novembre 2016

Lasagna mantovana con amaretti, zucca e mostarda di mele


"Domenica è sempre domenica!"... intonava una canzone dei tempi delle nostre nonne, quando ancora, di tutti e sette i giorni della settimana, la domenica era quella del riposo e della festa. I negozi erano chiusi, il rumore del traffico quasi spariva, ed il suono delle campane si sostituiva a quello più imperioso della sveglia. Ciascuno celebrava questo giorno come meglio preferiva, ma tutti erano concordi nel ritrovarsi intorno alla tavola, per quello che per secoli è stato il rito più amato e più condiviso: il pranzo della festa." La citazione è presa pari pari dall'incipit del libro di cucina, più bello uscito nell'ultimo periodo, "Dietro la lasagna", l'ennesimo libro dell'MTCHallenge, curato da Alessandra Gennaro
Appena l'ho comprato, mia figlia con l'aria schifata: "Non avrai mica intenzione di farmi mangiare lasagne?" Ed io con l'aria di chi la sa lunga: "Vedrai, queste ti piaceranno!" L'atmosfera era quella da "Mezzogiorno di fuoco", la bambina diciottenne mi guardava con l'occhio semichiuso di chi scruta, in cerca dei primi sintomi di pazzia, demenza senile, offuscamento da sostanze stupefacenti. Io dal canto mio, sfoderavo il mezzo sorriso di chi la vittoria ce l'ha in tasca, anzi in mano. 


Infatti questo libro, oltre ad insegnare tutti i trucchi per una lasagna perfetta, a partire dalla sfoglia fatta in casa, alla besciamella liscia come la seta ed ai migliori ragù che la penisola ci dona, da Genova a Napoli, passando per Bologna, ha anche tantissime ricette originali, le migliori della sfida MTC N°42 a tema lasagne. E chi di voi conosce questa sfida sa bene, che le risorse in campo sono le migliori food blogger d'Italia, con punte di eccellenza che ci vorrebbe un post solo per celebrarle.
Quindi, cara la mia figlioletta, la sfida è iniziata!
Riuscirò a farle cambiare idea, ma giusto perché ho l'asso nella manica, perché effettivamente lei non è una fan della lasagna. Non lo è mai stata. Nonostante la mia ex suocera fosse una gran cuoca e facesse delle lasagne davvero eccellenti, ce le propinava sempre quando era piccola, forse si è stufata di mangiarle. Anche perché la lasagna della ex suocera era monotematica: ragù e besciamella.
Certo capisco che per lei, che quando invita fa gruppi di almeno 15 persone, sia un piatto pratico: si prepara il giorno prima e si inforna prima del pasto. Così non restano in giro pentole e casseruole, anche per il dopo, è più semplice la gestione. Si può addirittura congelarla e poi scongelarla e cuocerla all'occorrenza. 
Con l'esperienza della nonna, mia figlia non vuole mai mangiarle, così le faccio raramente, ma adesso, con il testo sacro sotto braccio ed i suoi lamenti nelle orecchie: "Ma sono sempre la stessa cosa! Le lasagne sono monotone, sempre uguali a se stesse!", mi metto ai fornelli finché non ammetterà la sconfitta!
Comincerò con la lasagna mantovana di Paola Segattini del blog "Le mie ricette con e senza". Questa è l'elaborazione per il libro, della sua ricetta per l'MTC.


Ingredienti per una pirofila 20x30

Per la sfoglia
  • 200 g di farina 0 di grano tenero
  • 100 g di semola di grano duro
  • 3 uova
Per la besciamella
  • 1,5 l di latte fresco intero
  • 150 g di burro
  • 150 g di farina
  • noce moscata
  • sale
Per il ripieno
  • 1 cipolla rossa piccola
  • 600 di polpa di zucca mantovana
  • 1 cucchiaio di mostarda di mele mantovana
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva del Garda
  • sale 
Per completare
  • 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 10 amaretti sbriciolati

Preparazione

Per la sfoglia
Setacciare la farina sulla spianatoia e fare la "fontana". Rompere le uova in un piatto, sbatterle leggermente e versarle nella "fontana". Aiutandosi con la forchetta incorporare la farina alle uova, fin quando l'impasto non diventa lavorabile con le mani. Lavorare bene l'impasto con movimenti decisi e quando è omogeneo ed elastico, formare una palla e lasciarlo riposare con la ciotola a campana per 30 minuti.
Riprendere l'impasto dopo il riposo e sistemarlo sulla spianatoia senza farina. Appiattirlo con le dita e  poi spianarla con il matterello e tagliarla a rettangoli di 15 x 10 cm. Far asciugare la pasta tagliata tra 2 canovacci puliti. 
Riempire una casseruola con acqua fredda e portarla a bollore. Salare con sale grosso e preparare una ciotola di acqua ghiacciata, uno scolapasta ed un canovaccio pulito. Sbollentare la pasta, (a seconda dello spessore occorrerà più o meno tempo) scolandola molto al dente, scolarle con la schiumarola e versarle nell'acqua ghiacciata per bloccare la cottura. Passarle nello scolapasta e poi stenderle su un canovaccio, senza sovrapporle.



Per la besciamella
Per prima cosa preparare un roux (preparazione a base di burro e farina in parti uguali, utilizzata per legare le salse), sciogliendo in burro in una casseruola a calore moderato. Far schiumare a fuoco bassissimo, per eliminare quanta più acqua possibile. Non appena le bolle cominceranno a diminuire, versare (fuori dal fuoco) la farina in un sol colpo. Amalgamare mescolando con cura e proseguire la cottura a fuoco dolce.Dopo circa un minuto il composto diventerà più fluido e poco dopo formerà una leggera schiuma, mantenendo un colore pallido. Il roux è pronto. A questo punto unire il latte freddo o a temperatura ambiente, tutto in una volta, mescolando accuratamente, stemperandolo con il liquido.
Portare a bollore a fiamma dolce, sempre mescolando.  Lasciar sobbollire per 15 minuti mescolando di tanto in tanto fino all'ottenimento di una salsa liscia e setosa. Aggiungere la noce moscata e salare.



Per il ripieno
Pulire la cipolla,  tritarla finemente e farla stufare in padella con l'olio a fiamma bassa. Aggiungere la zucca e farla insaporire. Abbassare la fiamma e cuocerla 10 minuti circa, coperta: deve diventare tenera. Se si asciugasse troppo aggiungere un mestolino d'acqua. Appena pronta tenere da parte.

Comporre la lasagna
Allargare un mestolo di besciamella sul fondo della pirofila e coprire con il primo strato di lasagne. Farcire con altra besciamella, poi uno strato di dadini di zucca e mostarda, un cucchiaino di amaretti sbriciolati ed una manciata di Parmigiano Reggiano. Coprire con uno strato di pasta e proseguire fino al bordo della teglia , chiudendo con zucca, besciamella, amaretti e una generosa spolverata di Parmigiano Reggiano. Cuocere in forno caldo a 180° per 25 minuti, fino a quando la superficie non sarà dorata. Sfornare, lasciar riposare per 5 minuti e servire.


La sfida naturalmente l'ho vinta io! C'ho le prove! Il fratello l'ha notevolmente aiutata, ma che ne dite voi? Secondo me è piaciuta. Lei mi ha guardata con sufficienza ed ha sentenziato: "Sì, non male!"

venerdì 25 novembre 2016

La pasta modellabile per bambini, un regalo home made


Quella di oggi non è una ricetta,  nel senso che non è un piatto, non si mangia! E' un gioco fatto con prodotti alimentari. Infatti i singoli ingredienti sono completamente commestibili, ma l'insieme non è da mangiare. Ovviamente però se il bambino se la mangia, non è assolutamente tossica. 
Vi chiederete perché avendo figli grandi vi propongo una cosa del genere? Per 2 motivi: 
  1. Tra poco è Natale e se dovete fare un regalo ad un bambino da 18 mesi a 10 anni, giocare con la pasta modellabile, piace a tutti, è a basso costo, facile e divertente anche per voi farla.
  2. Adesso sono una zia! 


Cioè da 21 anni sono una zia, ma ormai le altre due mie nipoti sono grandi, ed è con questa nipotina duenne che espleto le funzioni vizianti di ogni brava zia! Il 23 novembre era il suo compleanno e le ho preparato la pasta modellabile. E' stata una festa scartare il regalo, aprire la scatola e trovarci dentro la pasta! Adora modellare. La reazione dopo l'euforia dell'apertura della confezione,  è stata di immediata operatività. "Faccio pizza!" ha detto. Ed è iniziato il processo di impastamento, mescolamento e appiccicamento da tutte le parti della pasta modellabile che diventa pizza, da comporre secondo i gusti del suo papà. Infatti lui le diceva: " Ci hai messo le olive?" e lei pronta: "Ora Emma mette olive!". Il padre: "Hai messo la mozzarella?" e lei subito "Emma mette mozzalella". Lui: " Ci voglio anche i pomodorini". Lei "Eccoli i pomodolini pel babbo!"

Mi sono piegata in due dalle risate a vedere quell'esserino così piccino, impegnato in un lavoro, fatto seriamente e condotto con la normale maldestra manualità da duenne. E' stato fantastico. Ma la parte più bella è stata quando ha detto: "Glacie cia Sably!" Lì mi sono sciolta!


Guardate che bella pizza!!!

Ingredienti:

  • 150 g di farina 00
  • 200 g di acqua
  • 150 g di sale
  • 1 cucchiaino di cremor tartaro
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • coloranti alimentari
  • oli essenziali per profumare la pasta 

Preparazione

In un pentolino d'acciaio con il fondo spesso, unire le polveri (farina, sale e cremor tartaro), aggiungere l'olio. Mettere l'acqua in un bicchiere e aggiungervi un po' di colorante. La quantità di colorante che occorre è da stabilire al momento, perché dipende dalla tipologia del colorante (in polvere, liquido, in gel) iniziare con poco ed aumentare se occorre. Tenere sempre presente che il colorante inserito nella farina scolorirà leggermente. 


Unire l'acqua con il colorante, poco a poco nelle polveri e mescolare bene, cercando di non formare grumi. Se si dovessero formare, passare il composto al frullatore ad immersione. 


Mettere il composto sul fornello, a fiamma bassa e far cuocere finché il tutto non diventa una palla e si stacca dalle pareti del pentolino. 


Appena il calore del composto lo consente, lavorarlo un po' con le mani per renderlo omogeneo. Farne un panetto e lasciarlo raffreddare bene. Si conserva in una scatola di plastica con coperchio.


lunedì 21 novembre 2016

Tiramisù al Panforte di Siena, Vittorio Gassman e l'MTC n°61


Cosa c'entra il Tiramisù, con Vittorio Gassman e con l'MTC? Ormai saprete che quando c'è di mezzo l'MTC, tutto può essere. Infatti ogni mese ne combiniamo, per questa gara e novembre 2016 non sarà diverso dagli altri.
Andando per ordine, all'MTC, il vincitore del mese precedente, decide il tema del mese successivo e così, Susy May del blog Coscina di pollo, vincitrice di ottobre, con le tapas di Star Treck, ha scelto per noi il Tiramisù. Fin qui niente di strano, ma la "normalità", qui non esiste, quindi la Coscina, ha pensato di associare il tiramisù ad una icona sexy del cinema, motivando ogni nostra scelta. 
Dopo i soliti attimi di panico, il vuoto assoluto, le idee non associabili a nessuno, le ricette immangiabili per ispirarle al personaggio, alla fine ho partorito questa, grazie al solito "amarcord". Aver già vissuto a lungo ha i suoi vantaggi!


Quando ero bambina, l'icona sexy del cinema per me era Vittorio Gassman. Incarnava tutti i miei ideali di uomo: era bello, alto, bruno, sexy, sapeva interpretare tutti i ruoli ed era quel misto di simpatia ed arroganza che ancora oggi mi emoziona. L'ho molto amato nelle sue parti da "malvagio" come in "Riso amaro" dove è l'antagonista di Raf Vallone, poi da più grande a teatro nei ruoli classici. Non posso ovviamente, non citare "Il sorpasso", ma il film che lo ha incoronato come icona sexy nel mio immaginario di bambina è uno dei film davvero marginali della sua carriera. Uno di quelli da vedere solo come cameo di una Italia ormai inesistente, che tentava di fare promozione turistica attraverso il cinema. La pellicola fu stroncata dalla critica, ma lui fa la sua porca figura, bello come il sole, in un ruolo che sembra fatto appositamente per innamorare una me bambina.


Come mai questo film mi è rimasto nel cuore? Credo essenzialmente perché si svolgeva a casa mia, in luoghi che conoscevo come le mie tasche e che mi rendevano la favola accessibile. Chi non ha sognato il principe azzurro? Tutte! Io per anni ho sognato il principe Piero di Montalcino, con la faccia di Vittorio Gassman. Bello, nobile, elegante playboy, nullafacente, amante della bella vita: aveva tutto per piacere alle donne. Ma in questo film non siamo a Londra, a New York o in altri luoghi esotici, siamo a casa mia! Il film è ambientato a Siena, ovviamente nei giorni precedenti il Palio: Piero conosce questa turista americana, interpretata da Diana Dors, (recitazione degna di una rapa lessa) fisico da pin up, vestita sempre in abito da sera anche a mezzogiorno, che arriva in Italia per aver vinto un quiz tv. Lui la vede così bella e procace, quindi prova a sedurla. Lei non ci sta perché negli anni '50 le ragazze per bene, non cedevano alle avances degli uomini, ma miravano dritte al matrimonio. Infatti dopo svariate vicissitudini, i due si innamorano e si sposano. Trama più che scontata. Eppure questo film mi ha fatto sognare, perché Piero, la porta in giro per Siena, la porta a San Gimignano, a Collodi, in luoghi, dove ero stata e potevo tornarci ogni giorno. Se attraversavo le strade nella contrada dell'Aquila, poteva sbucarmi da un vicolo. Se passeggiavo per Piazza del Campo, potevo vederlo seduto al bar con gli amici. Questa "possibilità" di vicinanza, me lo rendeva un "principe accessibile", una "favola a portata di mano" e me lo ha fatto amare davvero tanto.


Quindi il tiramisù per Vittorio io lo immagino in pura chiave toscana: un tiramisù con savoiardi speziati, crema di mascarpone al Vin Santo, Panforte di Siena fatto in casa, granella di mandorle pralinate (chiamate anche addormentasuocere)  servito in un bicchiere a calice da vino rosso (perché il principe di Montalcino, avrà fatto il Brunello!) con il bordo decorato con cioccolato fondente e mandorle tostate. Una golosità degna della mia icona sexy degli anni '60.


Per i savoiardi speziati, ho usato alcune delle spezie del Panforte e l'arancia.

Ingredienti

per i savoiardi speziati (ricetta di Iginio Massari, con mie aggiunte)
  • 100 g di tuorli
  • 45 g di zucchero semolato
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere (mia aggiunta)
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere (mia aggiunta)
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata (mia aggiunta)
  • la scorza di una arancia (mia aggiunta)
  • 150 g di albumi
  • 40 g di zucchero semolato
  • 65 g di farina 150 W
  • 25 g di fecola di patate


Preparazione

Preriscaldare il forno a 210/220°. Montare con le fruste elettriche i tuorli con lo zucchero (45 g), la vaniglia, le spezie e la scorza d'arancia, fino a quando il composto non diventa bianco e spumoso. Montare gli albumi con lo zucchero (40 g), fino ad ottenere una meringa lucida. Miscelare la massa di tuorli con la meringa e le polveri setacciate insieme 2 volte, con movimenti dall'alto verso il basso, facendo attenzione a non smontare il tutto. Unire a cucchiate la meringa nei tuorli, alternandola alle farine. La meringa e le farine vanno unite almeno in tre volte. Quando la massa è pronta, trasferirla in una sac a pochè con la bocchetta liscia n°8/10. Ricoprire una placca con la carta forno.


Disegnare con la sac a pochè sulla carta forno bastoncini lunghi 8 cm circa e larghi 1 cm. Polverizzare i bastoncini di zucchero a velo. Attendere un paio di minuti e polverizzare ancora di zucchero a velo. Infornare per circa 12/13 minuti. I miei erano cotti dopo 10 minuti. Sfornarli, farli raffreddare e staccarli dalla carta forno, solo quando sono freddi. Si conservano per circa 30 giorni in scatola di latta.



per la crema Tiramisù pastorizzata (ricetta di Luca Montersino) 
io ne ho fatta metà
  • 175 g di tuorli
  • 340 di zucchero semolato 
  • 100 g di acqua
  • 1 baccello di vaniglia
Preparazione:

Mettere l'acqua e lo zucchero in un pentolino sul fuoco e portarlo a 121°C. Versare lo sciroppo a filo sui tuorli precedentemente semimontati. Montare il composto fino a completo raffreddamento.



per la crema Tiramisù classica (ricetta di Luca Montersino) aromatizzata al Vinsanto
io ne ho fatta metà
  • 450 g di base Tiramisù pastorizzata
  • 500 g di mascarpone 
  • 500 g di panna
  • 1 bicchierino di Vinsanto

Preparazione:

Unire il mascarpone alla base Tiramisù, mescolare bene, aggiungere il Vinsanto ed infine incorporare la panna leggermente montata.


per il Tiramisù al Panforte di Siena (6 coppe grandi)

  • 1/2 kg di crema Tiramisù classica
  • 250 g di savoiardi 
  • 1 bicchiere di caffè espresso amaro
  • 300 g di Panforte di Siena fatto in casa (qui la mia ricetta)
  • 30 mandorle pralinate (addormentasuocere) fatte in casa (qui la mia ricetta)
  • 50 g di cioccolato fondente al 70%
  • 50 g di mandorle tostate

Preparazione


Sciogliere a bagno maria il cioccolato fondente. Farlo raffreddare un po' ed inzuppare il bordo dei bicchieri nel cioccolato, facendo attenzione che non coli. Intanto tostare pochi minuti le mandorle in forno o in una padellina antiaderente. Farle raffreddare e tagliarle a lamelle. Prima che solidifichi del tutto il cioccolato, passare il bordo dei bicchieri nelle mandorle a lamelle e farle aderire bene. Quando la decorazione del bicchiere è solidificata, inzuppare i savoiardi speziati nel caffè amaro e fare un primo strato nella coppa. Coprire con abbondante crema Tiramisù al Vinsanto. Tagliare il panforte a lamelle sottilissime e fare uno strato sopra alla crema. Continuare con uno strato di savoiardi inzuppati nel caffè, altra crema Tiramisù al Vinsanto. Decorare la superficie con le mandorle pralinate tagliate a lamelle e due listarelle di Panforte.



Con questa ricetta partecipo all'MTC N°61



sabato 19 novembre 2016

Mandorle pralinate o addormentasuocere un dolcissimo amarcord

Nei miei ricordi di ragazzina, ci sono spesso queste piccole golosità croccanti, un po' appiccicose, neanche belle da vedersi, ma buonissime ed estremamente pericolose. Sì perché, non è che ne mangi una e via. Assolutamente no! Sono come le ciliegie che una tira l'altra: con la grandissima differenza che queste sono mandorle (o nocciole, o noccioline americane o pinoli) caramellate, con uno spesso strato di zucchero che le rende irresistibili e piene di calorie.
Quando ero piccola, vendevano questi sacchettini lunghi e stretti di "addormentasuocere" al cinema, al luna park, alle fiere paesane, si trovavano dappertutto e così le mangiavo spesso. Poi sono un po' cadute in disuso e adesso le troviamo solo alla festa del santo patrono e simili, ma naturalmente solo in Toscana, al massimo in qualche paesino limitrofo dell'Umbria.
Oltre alla bontà di questo snack, a colpirmi è sempre stato il suo nome buffo, legato ad una storia che mio nonno raccontava "realmente accaduta": le virgolette sono d'obbligo, perché mio nonno aveva aneddoti su tutto. A dire il vero è vissuto 98 anni, quindi tempo ne ha avuto, ma ho sempre sospettato che l'invenzione fosse dietro l'angolo, perché nei sui racconti era immancabile una parte comica, ed il finale, una gran risata. Dato che poi altri della famiglia hanno invece raccontato aneddoti diversi, quelli fatti di una vita dura, piena di malattie, guerra, fame, è chiaro che i sospetti vengono. Ma lui era divertente, irriverente, irresistibilmente simpatico. La sera mi raccontava le storie prima di dormire, ma non le favole classiche, che per altro mi facevano paura, ma quegli aneddoti della sua vita debitamente romanzati, che mi piacevano da matti. Volete mettere a 5/6 anni sentirsi raccontare del lupo di Cappuccetto Rosso che mangia la nonna, oppure di mio nonno bambino che va a fare la cacca nel campo e si pulisce con l'ortica? La storia finiva con una risata e la sera dopo ce n'era una nuova. Era fantastico! Le storie più belle, le ricordo ancora: e "l'addormentasocere" come diceva lui, non fa eccezione.
"Quando da giovani si andava a fare all'amore (cioè a trovare la fidanzata a casa) si portava qualcosa di regalo per la socera, (suocera) sperando di ammorbidirla, se no stava a guardarci per tutto il tempo e noi non ci si poteva baciare. Ma io ci andavo apposta, per baciarla la nonna!
Così spesso, si portavano dei dolcini. Queste mandorle ricoperte di zucchero erano adatte, anche perché le suocere erano anziane e non avevano più i denti buoni, allora le succhiavano per far sciogliere lo zucchero. Quindi con la bocca piena, non parlavano (ed era già un vantaggio!) e succhia succhia, zitte zitte, dopo un po' si addormentavano e io e la nonna ci si dava certi baci! Come nei film! Ecco perché si chiamano così! 
Ma una volta portai l'addormentasocere all'Adele, (la mamma della nonna) e mentre si stava per addormentare, la mandorla gli andò di traverso. Non respirava più, ed era diventata ble (blu): se non riuscivo a fargliela sputare, ci moriva lì! Quando si riprese, mi guardò con lo sguardo cattivo e gli occhi che erano diventati due fessure e mi disse: " O giovanotto, che m'hai portato l'ammazzasocere?"  
Ed io ridevo come una matta. Ancora oggi sorrido scrivendo, di questo amarcord, fatto di gioia e nostalgia.
In realtà come molti prodotti di successo della pasticceria, le praline nascono per caso nel 1636, quando il cuoco del Conte Plessin-Praslin (diplomatico francese) fece cadere accidentalmente le mandorle nello sciroppo di zucchero bollente.
Quindi per rivivere l'amarcord, la ricetta.

Ingredienti:

  • 100 di mandorle sgusciate con la pellicina
  • 100 g di zucchero semolato
  • 80 g di acqua

Preparazione:

In una casseruola dal fondo spesso, inserire tutti gli ingredienti, far cuocere a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, finché l'acqua non è evaporata e lo zucchero sciolto. 


Togliere la pentola dal fuoco continuando a  mescolare, finché lo zucchero si cristallizza e diventa di nuovo bianco.


A questo punto, rimettere la pentola al fuoco, sempre a fuoco dolce e mescolare. Lo zucchero si scioglierà nuovamente, acquistando il tipico colore ambra del caramello e si attaccherà alle mandorle, separandole.


Distribuire quindi le mandorle, su un vassoio rivestito con della carta forno e farle asciugare all'aria.
Le mandorle pralinate si conservano anche per mesi, al riparo dall'umidità in un vaso di vetro o in una scatola di latta (si dice! A casa mia non durano ...)
Può essere anche una simpatica idea per un piccolo regalo (Natale si avvicina), basta un sacchettino di cellophane alimentare, un fiocchetto ed il gioco è fatto!


Oltre ad essere un magnifico snack, sono ideali per decorare torte, semifreddi e ... scoprirete tutto nel prossimo post!






martedì 15 novembre 2016

I baci di Cherasco ed un "sogno di una notte di mezza estate"


Appena lei entrò nella stanza, la illuminò con il suo sorriso e tutto il resto, nella testa di lui, scomparve in un attimo. Si ritrovò adolescente, all'uscita dal liceo: era da quel tempo che una donna non lo incantava così. Cominciò ad osservarla, mentre lei spiegava i piatti che aveva preparato per la serata e solo in quell'istante, si rese conto che era lì per lavoro. Era il critico gastronomico ed era un critico integerrimo. Ma quelle belle mani che si muovevano esperte sull'impasto, erano un tormento. Avrebbe dato un anno della sua vita per essere toccato così.
Mentre era assorto nei suoi pensieri, qualcuno tra il pubblico aveva detto qualcosa che non aveva sentito e lei aveva riso, di una risata cristallina, contagiosa, avvolgente e si era definitivamente perso. La osservava rapito ed annotava nella sua mente tutti i dettagli: i suoi capelli neri legati in una coda di cavallo, il viso, la voce, l'attaccatura dei seni appena a vista. 
Intanto il cameriere aveva portato il primo piatto, ed il profumo era diventato un ulteriore annebbiamento dei sensi. L'assaggio era stato meraviglioso, ma era bene confrontarsi con i colleghi, temeva di non essere obiettivo. 
Poi improvvisamente, lei era lì al suo tavolo. Si era presentata con il suo sorriso devastante e una stretta di mano vigorosa, chiedendo le impressioni sul piatto. Lui, aveva dovuto tirar fuori tutti i suoi anni di esperienza nelle relazioni con le persone, solo, per riuscire ad articolare una frase di senso compiuto. Appena i suoi occhi verdi gli avevano catturato lo sguardo, ci si era tuffato dentro, desideroso di perdersi totalmente. Per fortuna un collega aveva, chiesto, ed aveva avuto risposte, perché lui era già con lei in una estatica armonia di sensi. Tutto in quella donna lo eccitava. 
Allo scambio dei biglietti da visita aveva tentato di relazionarsi, con modesti risultati ed in un attimo la serata era terminata e lei svanita in cucina. I colleghi lo avevano praticamente trascinato fuori, ma avrebbe voluto aspettarla. Aveva il biglietto con il cellulare, non l'avrebbe perduta, ma sentiva, allontanandosi da lei, un grave senso di abbandono. Decenza vuole di lasciar passare un po' di tempo, ma l'ansia di rivederla non gli dava pace. I social network, avendo un misto di impersonalità e indiscrezione, potevano essere funzionali e aveva deciso di usarli. L'aveva trovata e le aveva inviato un messaggio privato. Quando lei aveva prontamente risposto, il suo cuore si era messo a fare le capriole. In amore si è sempre adolescenti....
Niente di tutto questo è successo nella realtà, ma nel mio sogno è stato solo l'incipit. Non mi era mai capitato di sognare, come se fossi nella vita di un altro (uomo per giunta) e ricordare i dettagli in modo così preciso. Ma al mio risveglio era tutto così reale che incontrarlo di nuovo mi ha generato un gigantesco imbarazzo. Per fortuna lui non ha capito nulla: o almeno spero.
Questa storia accaduta alcuni mesi fa, mi ha molto divertita e ogni tanto mi torna in mente.
Mi sarebbe piaciuto rifare i piatti di questo fantomatico cooking show, ma non li ricordo. Le sensazioni, le emozioni però, mi sono rimaste in mente come fosse accaduto davvero, così ho pensato di rappresentarle in un piatto. In realtà questo non è neanche un piatto, un piatto, è un solo boccone. Un piccolo, voluttuoso, profumato, guscio di cioccolato che racchiude croccanti nocciole tostate. Il suo nome è: Bacio di Cherasco. Il nome è già un preludio erotico e rappresenta benissimo questo sogno, soprattutto nella parte che ho taciuto.

I baci di Cherasco, sono dei cioccolatini a base di nocciole delle Langhe IGP tostate e tritate e cioccolato fondente. Prendono il nome dalla cittadina in provincia di Cuneo dove sono nati. Oggi si trovano anche in alcuni negozi selezionatissimi, ma sono una rarità da gustare nelle poche pasticcerie nelle Langhe che li producono, o facendoseli in casa.
Sono stati inventati nel 1881, dal pasticcere Marco Barbero, che aveva la necessità di smaltire le numerose nocciole, non più integre, che avanzavano dalla produzione dei dolci natalizi come il torrone. E' ovvio che non si possa produrre il torrone con le nocciole rotte, ma è anche logico pensare che non fosse da prendere in considerazione la possibilità di buttare via un prodotto prezioso come la "tonda gentile delle Langhe". Così il pasticcere Barbero, unì questi scarti al suo meraviglioso cioccolato fondente e ad un po' di zucchero e ne fece un cioccolatino. L'aspetto non era invitante, ma all'assaggio risultò un prodotto straordinario, tanto che è prodotto ancora oggi.

Allora, che Baci di Cherasco siano! Perchè  "la vita è sogno o i sogni aiutano a vivere?" Marzullo docet.
Ingredienti per circa 20 baci:

  • 200 g di cioccolato fondente al 70%
  • 120 g di nocciole (varietà tonda gentile delle Langhe) pelate e tostate
  • 1 cucchiaino di zucchero a velo

Preparazione:

Spezzettare il cioccolato e farlo sciogliere delicatamente in una ciotola a bagnomaria, insieme allo zucchero a velo, mescolando con una spatola di silicone.
Mettere le nocciole tra due fogli di carta forno, schiacciarle delicatamente con un batticarne, in modo da ottenere una granella molto grossolana.
Unire le nocciole tritate al cioccolato fuso ed amalgamare accuratamente. Prelevare con un cucchiaino un po' di composto e depositarlo su un foglio di carta forno, cercando di fare dei mucchietti omogenei, che dovranno riposare fino a quando non saranno rassodati.