lunedì 31 ottobre 2016

La torta soffice di zucca e mandorle per il Calendario del Cibo Italiano


Oggi è il 31 di ottobre e secondo il Calendario del Cibo Italiano, è la giornata della zucca, della quale sono ambasciatrice. Quindi passate anche dal sito dell'Associazione Italiana Food Blogger per leggere il mio articolo con notizie e curiosità su questo buonissimo ortaggio.
La zucca in inverno per me è come la coperta di Linus, quando non so cosa cucinare, è sempre una risorsa per primi piatti, contorni, piatti vegetariani e perfino per i dolci. Per chi non seguisse sempre questo blog, in fondo lascio i link di tutte le ricette con la zucca come ingrediente, per festeggiare al meglio questa giornata.


Ma intanto passiamo a quella nuova, la torta soffice di zucca e mandorle. E' un dolce da credenza morbido, soffice adatto per la colazione, la merenda o l'ora del thè. Questa torta fa parte delle prove che sto facendo per il compleanno della mia nipotina (la figlia di mia sorella) Emma. La bimba in questione farà 2 anni a fine novembre e per quella data voglio farle la torta da portare all'asilo per i festeggiamenti con i compagni. Trattandosi di una bimba piccola, vorrei fare una torta semplice fatta di cose buone. Inizialmente pensavo ad una torta di carote, ma è dallo scorso anno che conservo questa torta trovata qui e mi sembrava proprio l'ora di provarla.


Emma è una bambina fantastica, gioiosa, solare con gli occhi che ridono, molto estroversa e simpatica. Ha dato alla mia famiglia, fatta solo di gente adulta, segnata da terribili perdite, quella serenità che solo i bambini piccoli sanno portare. Quando la guardo giocare, torno indietro nel tempo, a quando erano piccoli i miei figli e facevo le torte per loro. Era sempre una festa, soprattutto prepararla e restare a distanza di sicurezza a guardarla cuocere nel forno. Mentre la torta lievitava sgranavano gli occhioni e puntavano le piccole dita cicciottelle, in direzione del forno: "Aiuto esce tutta!" urlava Niccolò correndo per tutta la cucina con un misto di paura e gioia. La sorella lo rincorreva senza capire il perchè: ma lui era quello "grande" e quindi lei lo seguiva a prescindere. Poi sfornando la torta li tenevo a distanza di sicurezza e dicevo "Brucia, brucia". Niccolò ripeteva "Brucia, brucia!" e Margherita soffiava con energia per scongiurare ogni pericolo. Il taglio della prima fetta era il coronamento di tanta attesa: la gioia nei loro occhi, la mia vera soddisfazione. Allora erano i miei bambini, piccoli e teneri. Oggi è Emma a darmi queste piccole gioie. Ho mandato a mia sorella una foto di una fetta di  questa torta e ho scritto: "Ho una fetta di torta per una bambina brava". Dopo 3 secondi mi squilla il telefono: "Emma è brava!" ha detto! Mi sono sciolta come neve al sole!


Ingredienti:

  • 250 g di polpa di zucca cruda (ho scelto una zucca mantovana dalla polpa soda e asciutta)
  • 100 ml di olio di semi (io extra vergine di oliva monocultivar di Casaliva del Garda)
  • 80 ml di latte fresco
  • 230 g di zucchero
  • 4 uova biologiche
  • 280 g di farina 00
  • 120 g di mandorle biologiche tritate finemente
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • la scorza grattugiata di un'arancia
  • i semi di una bacca di vaniglia
  • 30 ml di rum bianco (la ricetta prevedeva Cointreau, ma non ce l'avevo)
  • 1 pizzico di sale dolce di Cervia 

Preparazione

Tagliare la zucca a dadini piccoli ed inserirla nel mixer con l'olio ed il latte. Frullarla fino a ridurla in purea. Separare in 2 ciotole diverse albumi e tuorli. Montare i tuorli con lo zucchero, finchè non saranno diventati bianchi e spumosi. Unire la purea di zucca, il rum, la scorza grattugiata dell'arancia ed il sale con le fruste elettriche. A mano aggiungere farina e lievito setacciati insieme e le mandorle tritate. Incorporare delicatamente gli albumi montati a neve ferma con movimenti dal basso verso l'alto. Versare il composto in uno stampo a ciambella diametro 26 cm o in uno rotondo pieno da 24 cm, imburrato ed infarinato e cuocere per 50 minuti a 170°. Fare la prova dello stecchino. Sfornare e lasciare la torta nello stampo per allmeno 20 minuti. Sformarla e lasciarla raffreddare completamente su una gratella. Trasferirla nel piatto di servizio polverizzando la superficie di zucchero a velo.


A seguire le mie ricette con la zucca:

giovedì 27 ottobre 2016

Torta di mele di Luca Montersino


La mela è un frutto conosciuto fino dai tempi più remoti ed ha suscitato da sempre leggende e racconti in tutte le culture.
Nella mitologia greca, un episodio molto importante riguarda la mela della discordia. Eris (dea della discordia) furiosa per non essere stata invitata al banchetto delle nozze tra Peleo e Teti, si presentò sul luogo del ricevimento e fece rotolare una mela d'oro dichiarando che era destinata "alla più bella" tra le invitate. Era, Atena ed Afrodite, si precipitarono a reclamare la mela e Zeus, stabilì che sarebbe stato l'uomo più bello (Paride, principe di Troia) ad assegnarla alla dea più bella. Ognuna delle dee, promise al giovane principe, una ricompensa in cambio della mela: Atena lo avrebbe reso capace di modificare eventi e materia a suo piacimento, Era lo avrebbe reso ricco, potente e glorioso, mentre Afrodite avrebbe appagato i suoi desideri amorosi concedendogli in sposa la donna più bella, Elena. Paride scelse Afrodite, scatenando l'ira delle altre due dee. La dea dell'amore aiutò il principe a rapire Elena, moglie del re di Sparta, Menelao, ponendo le basi che portarono alla guerra di Troia.
In un altro mito greco, la mela assume una fondamentale importanza: quello di Atalanta ed Ippomene. Atalanta fu abbandonata alla nascita sul monte Pelio perché il padre voleva un maschio. Artemide mossa a compassione, inviò un'orsa che se ne prese cura e la allattò. Tempo dopo dei cacciatori la trovarono e la crebbero. La giovane cresciuta nei boschi era una cacciatrice di grande abilità e partecipò perfino alla battuta di caccia per la cattura del cinghiale Calidonio, che colpì per prima. Dopo questa incredibile impresa il padre la riconobbe e decise di darla in sposa. Atalanta era riluttante poiché un oracolo le aveva predetto che una volta sposata avrebbe perduto le sue abilità; così per accontentare il padre, sicura dei propri mezzi, dato che era velocissima, promise di sposarsi solo con chi l'avesse battuta in una gara di corsa, ma tutti i pretendenti tranne il vincitore sarebbero stati uccisi. Nessuno riuscì a batterla, finché non arrivò Ippomene, che profondamente innamorato, volle cimentarsi nella rischiosissima impresa, chiedendo aiuto ad Afrodite. La dea diede ad Ippomene, tre mele d'oro tratte dal Giardino delle Esperidi e lui lasciò che cadessero ad una ad una durante la corsa. Atalanta ne fu attratta così tanto da fermarsi ogni volta a raccoglierle, perdendo così tempo prezioso. Questo trucco fece vincere la gara ad Ippomene e la fanciulla dovette sposarlo.


Sono affascinata da queste storie, perché in realtà ogni volta che mangiamo una mela, entriamo in contatto con migliaia di anni di storia dell'uomo, quindi anche una semplice torta, diventa un ponte con il nostro passato. Questa ricetta è di Luca Montersino, quindi garanzia assoluta di riuscita e grande bontà.

Ingredienti: 

  • 250 g di burro
  • 200 g di zucchero a velo
  • 80 g di tuorli
  • 160 g di albumi (5 uova in totale)
  • 250 g di farina 00 
  • 7 g di lievito per dolci
  • 250 g di mele (2 mele grandi)
  • 1 limone

Preparazione:

Montare gli albumi a neve ferma con le fruste elettriche o con la planetaria e metterli da parte. Sbucciare le mele, togliere i torsoli e tagliarle a dadini. inserirle in una ciotola e ricoprirle con succo di limone.
Montare il burro con lo zucchero e quando è diventato una crema, unire i tuorli. Setacciare la farina con il lievito ed aggiungerla al composto un cucchiaio alla volta. Una volta unita tutta la farina, inserire gli albumi montati con la spatola a mano, con movimenti dal basso verso l'alto, cercando di non smontare il composto. Versare il tutto in una tortiera imburrata ed infarinata e ricoprire con le mete tagliate a dadini.


domenica 23 ottobre 2016

Oriana Fallaci ed io: tre città, tre ricette per l'MTC N°60


Questo sarà per me, un MTC diverso: non solo la sfida culinaria, ma anche la storia di un legame molto stretto con la scrittrice che meglio ha raccontato il secolo scorso, attraverso i tre luoghi fondamentali della sua vita e della mia.
Ho conosciuto la Fallaci come scrittrice quando avevo 13/14 anni, con un libro fondamentale per ogni donna "Lettera ad un bambino mai nato". In quegli anni, si dibatteva il tema dell'aborto che dette vita al famosissimo referendum e naturalmente il libro divenne un best seller: mi piacque molto, ma a quell'età, mi mancava l'esperienza della vita per riuscire a comprenderne fino in fondo il significato. Comunque Oriana, mi appassionò, scriveva in modo semplice e coinvolgente e divenne presto la mia scrittrice preferita. Lessi tutti i suoi libri e mi rivedevo ogni volta nei vari personaggi. Così sono stata la Giò alla scoperta di New York in "Penelope alla guerra", mi sono innamorata dello spazio leggendo " Se il sole muore", ho amato ed odiato i principali personaggi delle sue interviste, ma il 1981, è stato l'anno che ha cementato il mio legame con lei.


In quell'anno esce "Un uomo" e mentre io mi lascio trascinare nell'Atene di Panagulis, nella realtà della mia vita di sedicenne, entra il mio primo Amore (la A maiuscola non è a caso), che oltre ad essere bello come il sole e di un fascino fuori dall'ordinario, era anche di madre greca, attivista politica ed amica di Alekos. Sulle prime pensai che quello che questo ragazzo mi raccontava fossero storie per farsi bello ai miei occhi, ma poi ci siamo innamorati ed ho conosciuto la sua famiglia, la madre e le sue storie. Ed il mio amore si è tramutato in venerazione. Ero affascinata da questo mondo fatto di gente appassionata ed impetuosa, di uomini e donne coraggiosi, pronti a dare la propria vita per un ideale.

Da allora il mio legame con la Fallaci si è fatto più intimo, più intenso. Ho provato un grandissimo senso di condivisione: due donne (io mi ritenevo tale a quell'età), stessa provenienza, stesso amore per la nostra Firenze (che critichiamo puntualmente, ma voi forestieri, non vi azzardate!) che si innamorano perdutamente di uno straniero, un greco per l'esattezza ed entrambe vengono tradite. Saprete tutti come brucia essere traditi dal primo Amore! Ma la condivisione del dramma con questa grandissima donna, per certi versi mi aiutava a superarlo.
Poi, anni dopo, c'è stata New York, un altro dei miei miti giovanili. Nella Grande Mela, tutto era possibile, qui c'era il futuro, qui tutti i miei nuovi sogni. E di nuovo questo fil rouge che mi lega ad Oriana, che nel frattempo si era stabilita a New York. In quegli anni la provincia mi stava stretta, mi sentivo soffocare, mi sentivo cittadina del mondo e volevo vivere nella capitale del mondo.
Ancora oggi quando penso agli anni della mia adolescenza, non posso fare a meno di ricordare Oriana. Quindi questo MTC, lo dedico a lei e a tutte le cose che abbiamo avuto in comune.

Sicuramente queste tre città sono state fondamentali per entrambe:

1) Firenze ed il Chianti, perché ci siamo nate
2) Atene che ha visto il grande amore della nostra vita
3) New York da entrambe eletta come seconda patria.

Potevo non trasferire tutto ciò nel tema inventatoci appositamente dalla nostra Mai Esteve del blog "Il colore della curcuma": le TAPAS! Quelle fantastiche mezze porzioni, assaggi, finger food che si consumano in Spagna, seduti nei bar ad ogni ora del giorno e della notte, che nascono per accompagnare il vino, ma ormai sono diventate un modalità tipica della convivialità ispanica. Quindi dire tapas ormai vuol dire tutto ed il suo contrario e la nostra Mai, ha tenuto a specificare che la questione sarebbe stata generica, ma molto precisa: ben tre di diverse tipologie.
Quindi una tapa vera e propria, cioè una mezza porzione di un piatto da mangiare con le posate, un montadito, cioè una tapa ma sul pane, ed un pincho, cioè una tapa con lo stecchino. Ma non basta, tutto ciò deve avere un tema che faccia da legante, altrimenti era troppo facile!

Il mio tema è Oriana Fallaci, nella strettissima relazione che mi sento con lei, rappresentata in 3 piatti che identificano 3 città fondamentali nella vita di entrambe. La scelta come tutto in questo post è avvenuta con il cuore ed è molto personale ed anche un pochino sofferta.

FIRENZE, ma ancor più il CHIANTI - il luogo della nascita e della casa, di entrambe, lo identifico con il CIBREO, piatto tradizionale fiorentino che richiama immediatamente il tema del comfort food. Quando tornavo a casa dai miei viaggi, mia nonna faceva piatti che sapeva che non avrei potuto mangiare all'estero, ed immagino identica accoglienza per la Fallaci quando rientrava dai suoi reportage: questo sarà la mia TAPA

Il cibreo è un piatto antico della tradizione toscana, diventato famoso perché Caterina De' Medici, ne era così ghiotta che rischiò di morirne per indigestione. Infatti fu una delle prelibatezze che portò alla corte francese, ma non piacque ai cugini d'Oltralpe ed è rimasto confinato nella tradizione toscana. E' un piatto che dall'Artusi, a Parenti, tutti hanno codificato, ma come tutti i piatti "di casa" io ho la "quasi" ricetta di mia nonna e adoro fare quella. Il "quasi" si riferisce al fatto che lei faceva ogni ricetta "secondo la disponibilità degli ingredienti", quindi ogni volta diversa, ma uguale nella sua essenza. Il suo cibreo di solito era fatto di fegatini, senza creste e fagioli (i testicoli del gallo), perché sono sempre reperibili, invece le creste ed i testicoli sono più difficili da trovare, oggi ancora di più di quando ero bambina. Mia nonna era una donna concreta, figuriamoci se ci faceva mancare una squisitezza, perché non aveva tutti gli ingredienti. Anzi avrebbe commentato serenamente: "Si farà come fanno a Faenza! Se un ce l'hanno, fanno senza!" Oggettivamente non fa una piega, e questo piatto a casa mia l'abbiamo sempre mangiato così.

Ingredienti per 4 persone (se tapa, altrimenti raddoppiare le dosi)

  • 400 g di fegatini di pollo
  • 4 creste di gallo (se disponibili)
  • 8 fagioli (testicoli di gallo - se disponibili)
  • olio extra vergine di oliva
  • alcune foglie di salvia
  • 1 o 2 tuorli
  • il succo di 1/2 limone 
  • sale
  • pepe appena macinato
  • 1/2 tazza di brodo vegetale

Preparazione: 

Se disponibili le creste di gallo vanno sbollentate e spellate. Pulire i fegatini facendo attenzione a non rompere la sacca della bile. Tagliarli a pezzetti non troppo piccoli e rosolarli nell'olio caldo. Insieme alla salvia. Unire le creste sbollentate e spellate e far cuocere pochi minuti, finché il fegato non sia rosolato, ma deve mantenersi molto rosa all'interno. Unire i fagioli e far cuocere un minuto ancora, aggiustando di sale e pepe. Intanto in una terrina sbattere accuratamente i tuorli con il limone, sale e pepe ed un po' di brodo di carne. Versare il composto di uova sul cibreo in cottura e far addensare la salsa. Si serve bollente accompagnato con il pane toscano e un buon Chianti.



ATENE - la città che per noi ha rappresentato l'amore, la identifico con i SOUVLAKI con salsa TSATSIKI:  i tipici spiedini greci,  fatti di maiale, agnello o pollo con la salsa di yogurt e cetrioli. Ho ricordi indelebili, di serate passate in locali del centro ad imboccarsi reciprocamente di souvlaki, come solo gli innamorati sanno fare e credo proprio che Oriana ed Alekos, non si saranno fatti mancare questa delizia. La salsa Tzatziki, che contiene aglio, non sembra molto indicata ad una serata romantica, ma vi assicuro che non toglie nulla: basta condividere! C'è pure la leggenda che sia afrodisiaco!!! Il souvlaki di agnello, sarà il mio PINCHO.



Ingredienti per un pincho:

  • 75 g di polpa di agnello 
  • 15 olive nere Kalamata snocciolate
per la marinata
  • Olio extra vergine di oliva
  • il succo di 1/2 limone piccolo
  • 1 cucchiaino di origano secco
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino
  • 2 bacche di ginepro
  • 2 chiodi di garofano
  • 1 pizzico di sale
  • pepe macinato al momento

per la salsa Tzatziki (queste dosi sono per 2 spiedini)
  • 100 g di yogurt graco
  • 1 pezzo di cetriolo biologico da 5/6 cm 
  • 1/2 spicchio di aglio
  • 1 cucchiaio di succo di limone 
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • un pizzico di sale
  • pepe appena macinato

Preparazione:

per il souvlaki

Tagliare a cubetti la carne di agnello ed inserirla in un contenitore da frigo con tutti gli ingredienti della marinata. L'olio deve essere abbondante, ma non ricoprire la carne. Coprire il contenitore ed inserirlo in frigo per alcune ore (almeno due). Trascorso il tempo della marinatura, inserire i cubetti di carne su uno spiedino di legno intervallandoli con una oliva. Mettere a scaldare una griglia di ghisa o preparare il barbeque e cuocere lo spiedino da ogni lato. Servire irrorato di olio extra vergine di oliva, sale e pepe.


per la salsa tzatziki

Lavare accuratamente il cetriolo, tagliarne una fettina per la guarnizione, grattugiare il resto (buccia compresa) e mettere la polpa a scolare in un colino a maglie fitte per circa un'ora. Una volta scolato, pressarlo con il cucchiaio sul colino, per togliere gli ultimi residui di acqua di vegetazione. Schiacciare l'aglio con l'apposito attrezzo ed unirlo al cetriolo e allo yogurt greco, condire con olio, sale e limone, amalgamare bene e conservare in frigo fino al momento di servire in ciotoline monoporzione, guarnito con una fetta di cetriolo.

Souvlaki e Tzatziki, li ho accompagnati da una manciata di olive Kalamata che sulle tavole degli ateniesi, non mancano mai.

3) NEW YORK - EGGS BENEDICT perché tra tutti i piatti newyorkesi per eccellenza, credo che sia quello che più rappresenta entrambe. 
Per quanto mi riguarda, io lo adoro, ma mi immagino anche Oriana seduta in un locale della Big Apple, con Andrea Rizzoli a mangiare un uovo alla Benedict, discutendo animatamente dell'ultimo libro, tra una sigaretta e l'altra. Questo sarà il mio MONTADITO. 
Ricetta, trucchi e buona riuscita, vengono direttamente dall'MTC n°33: a suo tempo non partecipai a quella sfida e adesso mi sono messa alla prova anche su questo tema.
Le uova alla Benedict, (per conoscere tutti i dettagli storici leggete il post di Roberta Cornali) con composte da 4 elementi: 1) English muffin, 2) uovo in camicia 3) bacon 4) salsa olandese.
Io l'ho fatto come piace a me, non con il bacon, ma italianizzato con un prosciutto artigianale cotto a legna che già da solo è una poesia.


Ingredienti per una decina di English muffin:

  • 450 g di farina forte (io W330)
  • 225 ml di latte fresco
  • 55 ml di acqua
  • 7 g di lievito di birra secco
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di burro


Preparazione

Unire in un pentolino latte ed acqua e far intiepidire leggermente. Versare lievito e zucchero nel liquido e farli sciogliere, mescolando con la frusta. Lasciare 10 minuti circa a riposare finché non si formano delle piccole bolle di schiuma sulla superficie.Setacciare la farina, fare la fontana ed inserire il liquido all'interno. Mescolare con la forchetta e poi a mano finché non si sarà formato un impasto morbido che andrà impastato per almeno 10 minuti. Alla fine dovrà risultare liscio e vellutato. Ungere con il burro una ciotola, rotolarci il panetto ottenuto e lasciar lievitare per almeno un'ora in un luogo tiepido finché sarà raddoppiato di volume. Effettuata la lievitazione, rovesciare l'impasto sul piano di lavoro infarinato leggermente e appiattirlo con le mani fino allo spessore di 1,5 cm, facendo uscire tutta l'aria. Con un coppa pasta di 7,5 cm di diametro, ritagliare i muffin e lasciarli a riposare per circa 20 minuti su una placca da forno leggermente infarinata, coperti da un telo. I ritagli possono essere impastati di nuovo per creare altri muffin. Trascorso il tempo di riposo, scaldare a fuoco medio una padella antiaderente a fondo spesso o in ghisa, disporci 4 muffin alla volta e farli cuocere 4 o 5 minuti per lato. Nel caso non siano ancora cotti passarli 3 o 4 minuti in forno a 180°.

Ingredienti per la salsa olandese per 4 persone:

  • 4 tuorli
  • il succo e la scorza grattugiata
  • un pizzico di sale
  • 120 g di burro fuso (meglio burro chiarificato)

Preparazione

In una ciotola di acciaio, sbattere i tuorli e poi sistemarla su una pentola con l'acqua in ebollizione per cuocerla a bagno maria. Attenzione, bastano 2/3 dita di acqua nella pentola, ed è fondamentale che la ciotola non tocchi l'acqua: è il vapore che vede scaldare. Mescolare bene i tuorli per farli scaldare, poi versare a filo il burro fuso, sempre mescolando. Continuare a muovere la massa delicatamente, finché non si sarà addensata. Aggiustare di sale e pepe, unire la scorza grattugiata del limone e servire subito.


Ingredienti per le uova in camicia (poached eggs) per 4 persone:

  • 4 uova freschissime
  • 1 cucchiaio di aceto

Preparazione

Per fare le uova in camicia ci sono diversi metodi: il mio è questo.
Per avere delle belle uova rotonde, bianche, con il tuorlo al centro, l'unico vero segreto è la freschezza delle uova. infatti quando l'uovo è fresco, l'albume è consistente e avvolge naturalmente il tuorlo. Aprire le uova in ciotoline separate, scartando la parte di albume che non è un tutt'uno con il tuorlo.
Mettere al fuoco una casseruola abbastanza larga appena l'acqua comincia a fare le prime bollicine sui lati e sul fondo, con un mestolo ruotare l'acqua molto velocemente e creare il vortice. Rovesciare delicatamente l'uovo nel vortice e attendere 3/4 minuti. Trascorso il tempo, ritirare l'uovo con un mestolo forato, scolarlo bene aiutandosi con la carta da cucina e trasferirlo su un piatto ricoperto di carta forno. Si possono preparare anche 2/3 ore prima e farle riscaldare 40 secondi in acqua in leggera ebollizione. Se preparare in anticipo la cottura non deve superare i 3 minuti.


Ingredienti dell'Eggs Benedict per 4 persone:

  • 4 English muffin
  • 4 fette di prosciutto cotto tagliato spesso o fette di bacon
  • 4 uova in camicia
  • salsa olandese (la dose riportata sopra)

Composizione dell' Eggs Benedict

Dividere ogni muffin a metà e scaldare le 2 parti in una padella antiaderente, finché non si saranno leggermente tostati. Ritagliare con un coppa pasta 4 cerchi della misura dei muffin, dal prosciutto cotto tagliato spesso (almeno 3/4 mm). Scaldare leggermente il prosciutto nella padella antiaderente e sistemarlo sopra ad una metà di muffin tostato, coprire con l'uovo in camicia, nappare con la salsa olandese calda e servire con l'altra metà del muffin poggiata di lato




Ho notato mentre cucinavo questi piatti, che in ognuna di queste ricette è presente il succo di limone, come componente fondamentale, un'altra nota che rappresenta moltissimo sia Oriana che me stessa. Una punta di acidità nei nostri caratteri, che non sempre ci fa amare, ma dona al nostro essere donna una certa "freschezza", soprattutto nella maturità.
Dopo tutte queste digressioni tra il cibo, le città, Oriana, la mia vita e la sua, la immagino che guarda da lassù e pensa: "Ma chi è questa scema?" 


Con queste ricette partecipo all'MTC N°60