lunedì 14 dicembre 2015

Wasaka-Berry Pudding: celebrando Star Wars


E' il tipico dolce di Kashiyyyk, il pianeta degli Wookies, fatto con le bacche di Wasaka (pianta simile al nostro lampone). Kashiyyyk, pianeta lussureggiante dalle immense foreste e dalle spiagge candide, è il luogo dove vivono i possenti Wookiees (il popolo degli alberi), una razza di imponenti individui coperti di pelo, noti per essere feroci guerrieri. Un famosissimo Wookie è Chewbakka, compagno di avventure di Han Solo.

                                     Chewbakka e Han Solo in una immagine presa da Internet

Ormai sono calata in questo mondo (chi avesse bisogno di chiarimenti li trova qui e qui) e visto che non sono stata internata per il TSO, forse è ormai chiaro a tutti, che mi sto divertendo a celebrare l'uscita di STAR WARS - Episodio 7 - Il risveglio della Forza,  il 16 dicembre.
Per questo evento è stato organizzato un cooking show con piatti che dovranno evocare la famosa "Cantina di Moss Eisley" del porto spaziale di Tatooine (il pianeta di Jabba) e dato che non c'è un dolce codificato dalla "Cantina" stessa, me lo sono inventato così.
L'obiettivo: un dolce colorato (magari dai colori un po' insoliti), ma facile da fare, per dare la possibilità all'organizzazione di prepararne in quantità per tutti gli ospiti presenti e per far sì che chiunque possa farlo di nuovo a casa propria senza grandi difficoltà.
Così ho preparato questo "Wasaka-Berry Pudding" in gergo terrestre, panna cotta al succo di mirtilli. E' un dolcetto facile da fare molto gradevole alla vista e gustosissimo!!! Cambiando il succo, si possono ottenere diverse tonalità di rosa, se usiamo la melagrana (rosa acceso) o la fragola (rosa tenue), oppure con i lamponi, viola con il mirtillo, mescolando i succhi si possono ottenere sfumature intermedie. Alla fine diventa un gioco divertente per feste di tutti i generi.

    La cantina di Chalmun, conosciuta anche come Cantina di Mos Eisley- Immagine tratta da Internet

Ingredienti per 4 porzioni:

  • 250 ml di panna
  • 125 ml di succo di mirtillo 
  • 30 g di zucchero
  • 4 g di colla di pesce

Preparazione

In una casseruola, miscelare accuratamente panna e succo, aggiungere lo zucchero e mescolare finché non si è sciolto. Mettere la casseruola sul fuoco e dolcemente far scaldare il composto. Intanto mettere la colla di pesce ad ammorbidire in acqua fredda e quando è morbida, strizzarla e aggiungerla al composto che nel frattempo si sarà scaldato, fino a che non si scioglie completamente.
Appena la colla di pesce si è sciolta, (non deve bollire) distribuire il composto in 4 stampini di alluminio usa e getta e metterli a raffreddare (prima a temperatura ambiente, poi in frigo per almeno 4 ore).  Mentre il composto sta in frigo, una parte del succo di frutta scenderà verso il fondo e formerà lo strato gelatinoso sopra alla panna. Al momento di servire, passare un coltello bagnato tra la panna cotta e lo stampino, girando accuratamente intorno e capovolgerlo su un piatto da portata. Decorare a piacere. Con i mirtilli, sta benissimo il pepe rosa: accostamento non consueto, ma di gran gusto, sul pianeta terra.

Locandina episodio 7 - da Internet

venerdì 11 dicembre 2015

La pizza Mustafar per lo Star Wars Tribute


Come ho già spiegato nel post di inizio della saga dello Star Wars Tribute, non sono impazzita, non ho bisogno di TSO e neppure ho bruciato la pizza! Questa è proprio così! D'altra parte, è una pizza ispirata a Mustafar, per celebrare l'uscita il 16 dicembre del film "Star Wars - episodio 7 - Il risveglio della forza".
Mustafar è un mondo di fuoco, uno degli ultimi mondi rimasti in mano alla Confederazione dei Sistemi Indipendenti sul finire delle Guerre dei Cloni. Il pianeta è coperto da centinaia di caldere vulcaniche, molte delle quali in costante eruzione. L'attività vulcanica è causata dall'attrazione gravitazionale che due giganti gassosi, Jestefad e Lefrani, esercitano su Mustafar. Il pianeta, pur non cadendo su uno dei due giganti, mantiene una propria orbita, più vicina a Jestefad che a Lefrani, ma comunque influenzata da quest'ultimo, in quanto tutti e tre i corpi celesti ruotano con lo stesso periodo di rivoluzione attorno alla stella del sistema. Sul pianeta esistono degli impianti industriali che estraggono i  minerali dalla superficie.
Nella saga di Star Wars il pianeta Mustafar è famoso per il duello del film "Star Wars-Episodio III - La vendetta dei Sith" fra Anakin Skywalker (che diventerà Darth Vader, il supercattivo della serie originale) e Obi-Wan-Kenobi: questo duello è fondamentale per la caduta verso il lato oscuro di Anakin e l'incipit della trilogia originale degli anni '70/'80.

Immagine di Mustafar scaricata da Internet

Da questo scenario, l'ispirazione per una pizza nera come la pietra lavica, con il pomodoro e la mozzarella che colano e per i più temerari, l'aggiunta di olio al peperoncino, perché Mustafar non è per tutti!
Onde evitare che qualcuno si preoccupi, voglio assicuravi sulla commestibilità del prodotto: il nero è dato dal carbone vegetale, che è una sostanza naturale, ottenuta da legno pregiato, che conferisce un colore scuro ai prodotti tipo pane e pasta. La caratteristica lavorazione permette di ottenere una polvere finissima, inodore ed insapore, che dona ai prodotti da forno un colore "nero assoluto". Si utilizza in piccolissime quantità (10/15 g per kg di farina) e si ottengono gli stessi risultati anche con le farine gluten free. Il carbone vegetale è utilizzato anche come integratore alimentare per combattere il gonfiore post prandiale.
La ricetta base della pizza è della mia amica Sonia del blog Quattro passi in cucina, che è una bravissima per tutti i lievitati, con la mia personale rielaborazione "noir".


Ingredienti per 2 pizze rotonde:

per il lievitino:
  • 7 g di lievito di birra compresso
  • 20 farina di tipo 2
  • 20 g di acqua

per l'impasto: 
  • il lievitino
  • 500 g di farina
  • 5 g di carbone vegetale
  • 350 g di acqua
  • 20 g di olio extra vergine di oliva
  • 1 pizzico di sale

per il condimento: 
  • 200 g circa di passata di pomodoro biologica
  • 1 mozzarella fior di latte
  • sale
  • origano
  • olio extra vergine di oliva
  • olio extra vergine di oliva al peperoncino (facoltativo)

Preparazione:

Per prima cosa preparare il lievitino. In una ciotola, sciogliere il lievito nell'acqua e impastarlo bene con la farina. Coprire con la pellicola e lasciar lievitare fino al raddoppio della massa: occorrerà una oretta. Quando il lievitino è pronto, in una ciotola grande setacciare la farina insieme al carbone e fare la fontana. Nel foro aggiungere un po' di acqua, l'olio ed il lievitino. Impastare un po' aggiungendo acqua, unire il sale e impastare bene finché l'impasto non risulta liscio e senza grumi. Fare una palla, metterla in una ciotola pulita, coprirla con la pellicola e con un panno e lasciarla lievitare. Occorreranno circa 6 ore, ma il tempo di lievitazione dipende dalla temperatura del locale, pertanto è sempre utile controllare.
Dopo la lievitazione, lavorare un po' l'impasto per sgonfiarlo, dividerlo in 2 palline e spianarle con le mani in forma rotonda.
Disporre su 2 teglie da forno (ricoperte di carta forno) e lasciarle riposare una mezz'ora. Preriscaldare il forno a 250°. Condire le pizze con la passata di pomodoro, insaporita con olio extra vergine di oliva, sale e origano. Infornare per 5/10 minuti: dato che ogni forno è diverso, la cottura va sorvegliata. Sfornare, aggiungere la mozzarella e terminare la cottura per 5 minuti circa (controllare sempre il forno).
Una volta sfornata si può aggiungere l'olio al peperoncino piccante.


giovedì 10 dicembre 2015

Tortini di frolla nera e grano saraceno: la colazione di Natale


Spesso al supermercato guardo le persone che fanno la spesa: le osservo con l'occhio analitico da scienziato perché molte volte vedo comportamenti strani. Infatti con il cibo molte persone hanno un rapporto un po' contorto.
Ad esempio il single uomo, in particolare quello che è single da poco, (tipo lasciato dalla moglie o dalla fidanzata storica) guarda il cibo con terrore, prende in mano i prodotti, li osserva come si fa con i nemici ed intanto si chiede, cosa ci fa lì. E' spaesato, ma appena si sarà ambientato, acquisirà una certa sicurezza e utilizzerà il carrello della spesa per imbroccare una con cui passare la serata.
I miei preferiti sono i vecchietti, che comprano tutti i giorni 4 cose, ma la mezz'ora della spesa è il must della giornata: un vero momento di socializzazione. Conoscono tutte le cassiere per nome ed hanno le loro preferite. Tengono pure il conto delle loro ferie e delle giornate di riposo.
La tipa "sono figa solo io" è il mio momento di divertissement. La vedi aggirarsi tra i salumi con la faccia schifata di chi pensa: "Tanto non mi freghi!!! Non metterò a repentaglio la mia mitica taglia 40 per te!!!" Ma intanto lanciano allo scaffale in questione, una lunga occhiata voluttuosa e languida come ad un amante che fugge. Se fanno anche il sospiro, sono proprio da manuale!


Poi ci sono quelle come me, che passano tra gli scaffali come Sherlock Holmes alla ricerca delle novità, delle particolarità, anche delle stranezze, perché chi si interessa di cucina ha sempre il desiderio di cose nuove.
Ma la cosa buffa è quando ti viene l'idea davanti ad un prodotto, quando pensi a come utilizzare il grano saraceno decorticato in chicco, non per una zuppa, ma per un dolcetto per la colazione. Sicuramente, mentre sorrido al pacchetto di grano saraceno decorticato bio di Nuova Terra, (azienda toscana con una varietà incredibile di prodotti!!)  chi mi vede penserà che qualche rotella mi è andata fuori posto, ma per fortuna non può seguire il flusso dei miei pensieri altrimenti, correrei il rischio di essere internata.
Infatti con questo pacchetto in mano, mi sono già fatta tutto il film: tortini di frolla al cioccolato sottile e croccante, dentro un cuore morbido di crema di grano saraceno decorticato (quindi appena beige). Uno splendido dolcetto per la prima colazione! Talmente splendido che me lo immagino per la colazione di un giorno speciale: Natale.
Poi di corsa a casa perché se mi viene in mente qualcosa non ho pace finché non l'ho realizzata.
Sono particolarmente felice di questa ricetta, perché è un modo diverso per consumare il grano saraceno che effettivamente nella mia dieta è rappresentato unicamente dai pizzoccheri, che poi mangio 3 o 4 volte ogni inverno. Questo è un peccato perché il grano saraceno è pieno di principi nutritivi importanti: ha proteine ad alto valore biologico, contiene ferro, fosforo, rame, zinco, selenio e potassio, vitamine ad antiossidanti.
Questa pianta fu introdotta nel Medioevo dall'Asia (si pensa dal Tibet) in Europa del Nord e Russia, ed è scesa poco nel continente perché necessita di clima montano. Infatti oggi è coltivato essenzialmente nelle valli alpine ed in particolare nelle province di Sondrio e Bolzano.


Ingredienti per 6 tortini:

per la pasta frolla al cacao:

  • 250 g di farina
  • 50 g di cacao amaro
  • 125 g di zucchero 
  • 125 g di burro morbido
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 3 cucchiai di acqua ghiacciata
  • un cucchiaio di burro per imburrare gli stampini

per il ripieno:

  • 600 ml di latte
  • 1 semi di una bacca di vaniglia Bourbon
  • 100 g di grano saraceno bio decorticato Nuova Terra
  • 70 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 6 nocciole sgusciate e pelate per decorare
  • zucchero a velo per decorare 

Preparazione:

Preparare prima di tutto la frolla. In una ciotola, inserire cacao e farina setacciati. Fare la fontana e inserire al centro il burro tagliato a dadini. Impastare bene con le dita fino ad ottenere un composto sabbioso, quindi aggiungere lo zucchero e mescolare velocemente. Aggiungere l'uovo ed il sale e se c'è bisogno l'acqua, impastando velocemente fino a formare una palla. Avvolgerla nella pellicola e trasferirla in frigo per almeno mezz'ora. Trascorso il tempo di riposo, togliere la palla dal frigo e stenderla con il matterello.
Per il ripieno: mettere a bollire il latte in una casseruola con il fondo spesso, mescolando di tanto in tanto perché non si attacchi, insieme ai semini della bacca di vaniglia. Sciacquare il grano saraceno decorticato sotto l'acqua e quando il latte bolle unirlo nella casseruola. Far cuocere a fiamma bassa, finché il grano non avrà assorbito tutto il latte e sarà morbido. Unire lo zucchero e fa raffreddare completamente nella casseruola chiusa con un coperchio. Quando il composto è raffreddato, aggiungere il tuorlo e l'albume montato a neve, aggiungendolo a cucchiaiate e mescolando dall'alto verso il basso perché non si smonti.
A questo punto, preriscaldare il forno a 180°, togliere la frolla dal frigo e stenderla sottile. Imburrare gli stampini e foderali con la frolla, sul fondo e sul bordo fino all'orlo. Bucherellare con la forchetta la frolla negli stampini, riempire ogni stampino con il ripieno fino all'orlo. Ritagliare poi 6 dischi diametro 8 cm per chiudere la sommità degli stampini. Decorare la sommità con una nocciola piemontese. Infornare per 30 minuti a 180°. Lasciar raffreddare e spolverare di zucchero a velo.
Si possono mangiare caldi, dopo una decina di minuti dall'uscita dal forno,(prima sono da ustione) oppure freddi.
Sarà comunque un buonissimo inizio per il vostro Natale!


Nota: la bacca di vaniglia, una volta tolti i semi non va buttata, può servire a profumare lo zucchero (facendolo diventare "vanigliato"), basta inserire la bacca in un barattolo di vetro con tappo ermetico e ricoprirla di zucchero. Lo zucchero si consuma normalmente ed il profumo di vaniglia dura molto tempo.


mercoledì 9 dicembre 2015

Bantha-burger e latte blu, nella Cantina di Mos Eisley





Oggi, Bantha-Burger, cioè un hamburger fatto di carne di Bantha. I Bantha sono creature della taglia di un elefante. L'origine di queste creature, sembra essere il pianeta Tatooine, ma si trovano in tutta la galassia. Sono facilmente addomesticabili, vengono utilizzate come cavalcatura, bestie da soma, da guerra ed anche come cibo. L'hamburger di Bantha ed il latte blu delle femmine di questa specie sono serviti comunemente in tutte le Cantine della Galassia.

                                                  Bantha - immagine presa da Internet

Prima che chiamiate l'Azienda sanitaria locale per un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), vi
chiarirò che non sono impazzita! Sto solo divertendomi per celebrare l'uscita di STAR WARS - Episodio 7 - Il risveglio della Forza.
Il nuovo episodio della saga di Star Wars che uscirà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo mercoledì 16 dicembre, è già un fenomeno di costume. Per questo il Cinema Teatro Multisala Politeama di Poggibonsi (Si), ha deciso di accompagnare la proiezione del film con un cartellone di iniziative chiamato "Star Wars Tribute".
Il Politeama cafè, invece si trasforma nella "Cantina di Mos Eisley" del pianeta Tatooine, con alcuni piatti ideati da me. Partendo dai cibi e dalle bevande realmente presenti nel film, nei cartoon e nei videogiochi di Guerre Stellari, ho ideato una serie di proposte filologicamente credibili, con alimenti naturali e di qualità.
Quindi mercoledì 16 alle ore 16,30, cooking show per presentare i cibi e le bevande della galassia e poi la visione del film.
Intanto la prima ricetta, il Bantha-Burger: per la difficoltà oggettiva di reperire le materie prime originali, il Bantha-Burger è diventato un bun (panino tipico americano da hamburger) come ho già spiegato nei post dell'hamburger di Cinta e dell'hamburger di tacchino, però rosa (colorato con la rapa rossa), l'hamburger di Chianina, crema di piselli, pomodori e rucola.





Ingredienti per 6 buns da 85 g:

  • 125 g di farina tipo 2 di grani antichi + quella che prende
  • 125 g di farina manitoba
  • 130 g di latte fresco intero
  • 50 g di rapa rossa lessata o più a seconda del colore desiderato
  • 20 g di burro morbido
  • 10 g di zucchero
  • 5 g di strutto (sostituibile con il burro)
  • 5 g di sale
  • 4 g di lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaino di miele
  • 1 uovo per lucidare la superficie
  • 20 g di latte per lucidare la superficie
  • semi di papavero per decorare

Preparazione dei buns:

Scaldare leggermente il latte. Questa operazione serve a portare il latte dai 6° della temperatura frigo al massimo a 27°, non oltre, altrimenti morirà il lievito quando andremo a scioglierlo dentro.
Stemperare bene in una ciotolina, il latte, il miele ed il lievito. Lascia riposare una decina di minuti per attivare la lievitazione (formazione di una piccola schiuma).
Intanto in una ciotola più grande, setacciare le 2 farine (125 g + 125 g), fare la fontana e versare nel centro, la miscela con il lievito, mescolare un po' con un cucchiaio di legno, aggiungere burro e strutto morbidi, lo zucchero, la rapa rossa frullata finemente o solo il succo centrifugato, ed impastare bene tutto, aggiungendo la farina di tipo 2 se occorre.
La farina in più dipende da quando è liquida la parte di rapa rossa aggiunta all'impasto.
Unire il sale ed impastare finché non si sentono più i granelli di sale e zucchero: l'impasto deve risultare liscio ed omogeneo. Formare una palla inserirla in una ciotola grande, coperta con la pellicola e con un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio (occorreranno da 1 a 2 ore a seconda della temperatura della stanza). L'impasto, si può fare anche con l'impastatrice, ma io lo faccio sempre a mano perché la quantità è davvero poca.


Trascorso il tempo di lievitazione, riprendere l'impasto, sgonfiarlo un po' e formare un rettangolo di pasta. Con il lato corto del rettangolo verso di voi, piegare il lato sinistro verso il centro e poi il destro, sempre verso in centro, in modo da avere un rettangolo piegato in 3 parti. Ruotarlo di 90° e avvolgerlo su se stesso come potete vedere nelle foto al post sui buns.
Far riposare l'impasto in questa posizione per circa mezz'ora coperto da un panno. Formare poi i buns, cercando di arrotondarli sopra ed unendo la pasta sotto. Questa operazione è detta pirlatura.
Con questo impasto ho fatto 6 panini da circa 85 g. Ricoprire una teglia da forno con la carta forno e adagiarvi i panini appena formati, schiacciarli leggermente e lasciarli riposare una mezz'oretta, coperti con la pellicola. Preriscaldare il forno a 180°, sbattere l'uovo con il latte e trascorsa la mezz'ora, spennellare la superficie dei panini con la miscela di latte e uovo, usando un pennello da cucina. Decorare poi con i semi di papavero. Infornare per 20 minuti, appena il forno arriva a temperatura. Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.

Ingredienti per 6 hamburger:

  • 500 g di carne di manzo Chianina macinata con almeno il 20% di grasso (indispensabile perché la carne resti saporita, morbida e succosa) da spalla, punta di petto o reale
  • 300 g di piselli 
  • 1 spicchio di aglio 
  • 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 
  • sale
  • pepe appena macinato
  • maionese q.b.
  • 6 pomodorini datterini
  • un mazzetto di rucola
Star Wars - Episodio 7 - Il risveglio della forza

Preparazione hamburger:

Formare gli hamburger inserendo la carne macinata in un coppa pasta diametro 8 cm. Far scaldare la piastra e cuocerli senza schiacciarli, avendo cura di tenere la cottura leggermente rosata, così saranno morbidi e succosi. Appena cotti tenerli al caldo in forno a 50°. 
Intanto cuocere i piselli in una casseruola con 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, dove è stato fatto soffriggere a fiamma bassissima lo spicchio d'aglio (che va tolto appena imbiondito). Bagnare eventualmente con un filo di acqua bollente e portare a cottura a fiamma bassa. Aggiustare di sale e pepe e frullare con il frullatore ad immersione, aiutandosi se serve, con un filo d'olio extra vergine di oliva. Tenere la salsa ottenuta in caldo nel forno.
In una padella antiaderente, fatta scaldare benissimo, mettere a tostare i panini aperti in 2 dalla parte del taglio, appena unti di olio.
Appena caldi adagiare sulla base del panino la salsa di piselli, sopra l'hamburger, sopra la maionese, poi i pomodorini a fette e la rucola. Chiudere con la calotta del pane spalmata di maionese e fermare il tutto con uno spiedino di legno. 

Si accompagna con il latte blu di mucca Bantha, ovvero latte di mucca, un filo di Blue Curaçao, decorato con cioccolato tritato finemente.






lunedì 7 dicembre 2015

Tagliatelle nere con crema di datterini gialli e gamberi

Mi capita spesso di pensare ad un piatto più per i colori che per i sapori, ma da quando ho conosciuto i datterini gialli, non finisco più di pensarli in mille ricette.
Li ho comprati  per fare i ravioli per l'MTC, ed è stato amore a prima vista. E' chiaro che il colore inusuale, è la prima cosa che mi ha colpito: sono pomodori di colore giallo zafferano. Ma è il sapore che fa effettivamente la differenza. infatti sono dolcissimi al gusto e si sposano bene con pesce, molluschi e crostacei.


Volevo fare un ragù finto di pomodorini gialli per l'MTC, ma dato che doveva essere un sugo di lunga cottura per rispettare le regole della sfida, non me la sono sentita di farli bollire tanto, avevo paura che la salsa cambiasse un po' colore, quindi ho ripiegato su una bisque. Ma per fortuna avevo fatto doppio impasto per la pasta, così ho potuto realizzare queste tagliatelle nere e fare finalmente la mia crema di datterini gialli.
Il datterino giallo è una varietà campana antica, infatti il "pomo d'oro" si chiamava così perché quando arrivò dalle Americhe nel 1540 portato dallo spagnolo Hernàn Cortés, i frutti erano gialli.
In Italia il pomodoro arriva nel 1596 e si acclimata bene in tutta la penisola, in particolare al sud, ma solo dopo innesti successivi diventa rosso come lo conosciamo noi.
Quindi oggi con il datterino giallo riscopriamo una varietà antica, caduta in disuso e recuperata come vero e proprio patrimonio gastronomico.



Ingredienti per 4 persone:

per la pasta: 

  • 180 g di farina di grani antichi
  • 80 g di farina di semola di grano duro
  • 4 tuorli 
  • 1 uovo intero (o 2 dipende dall'assorbimento della farina)
  • 1 giro d'olio extra vergine di oliva toscano biologico Montagnani
  • 1 pizzico di sale
  • 5/6 sacche di nero di seppia



per il condimento: 

  • 500 g di pomodorini datterini gialli
  • 1 spicchio d'aglio rosa
  • 600 g di gamberi sgusciati (teste e carapaci possono essere conservati per fare una bisque)
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva Montagnani
  • sale
  • pepe appena macinato
  • un mazzetto di basilico per decorare



Procedimento:

per la pasta

Fare la fontana con 2 farine setacciate, unire al centro le uova intere, i tuorli, le sacche di nero di seppia, l'olio ed il sale ed amalgamare il tutto, lavorando bene fino a formare una palla  nera e liscia da lasciare in frigo almeno mezz'ora a riposare. 
Trascorso questo tempo, stendere la pasta più sottile possibile con il mattarello a mano o con la macchina per la pasta. Lo spessore non deve superare il millimetro, ma meglio se resta tra i 6 e gli 8 decimi. Lascia asciugare un po' la sfoglia, in modo che non si appiccichi quando si taglia. Quanto è difficile da stabilire, non troppo altrimenti se è secca si rompe e non troppo poco se no si appiccica. Comunque una quindicina di minuti dovrebbe andare bene.
Arrotolare la sfoglia su se stessa e tagliare le tagliatelle. La misura stabilita dalla Confraternita del Tortellino e depositata presso la Camera di Commercio di Bologna il 16 aprile 1972 è di 7 mm da cruda, pertanto per rispettare la tradizione, vanno tagliate così.
Una volta tagliate, lasciarle asciugare un po' distese sulla spianatoia in legno.
Mettere a bollire l'acqua per cuocere le tagliatelle: la pentola deve essere grande e l'acqua molto abbondante.
Quando l'acqua bolle va salata con un cucchiaio abbondante di sale grosso e non appena riprende il bollore, si possono cuocere le tagliatelle.




per il condimento:

Intanto in una padella molto capiente che possa contenere la pasta, far scaldare un filo d'olio con lo spicchio d'aglio (attenzione a non farlo bruciare), aggiungere i pomodorini, sale e pepe e non appena si sono insaporiti, togliere l'aglio e frullare tutto con il frullatore ad immersione per ottenere la crema.
In una padella scaldare per un minuto per lato i gamberi con un filo d'olio e appena le tagliatelle sono cotte, impiattare il tutto con un fondo di crema, le tagliatelle, un paio di gamberi ed una foglia di basilico per decorare.



giovedì 3 dicembre 2015

Lo zafferano di San Gimignano dop biologico

Da quando mi interesso alla cucina, naturalmente mi sono interessata all'agricoltura, perché mi piace sapere da dove arrivano i prodotti che porto in tavola. Sono venuta in contatto con un sacco di storie interessanti di persone che fanno questo mestiere. Storie legate agli incredibili prodotti che la nostra penisola offre.
A pochi chilometri da casa mia c'è uno dei luoghi magici della Toscana, patrimonio dell'Unesco e meta di migliaia di turisti ogni anno: San Gimignano. Città medievale perfettamente conservata, un full immersion indietro nel tempo di almeno 800 anni. Un luogo incantato che non cessa mai di stupirmi, che ha all'esterno della cinta muraria una delle più belle campagne della Toscana, ricca di vigneti (della famosa Vernaccia e di Chianti Classico), di oliveti (si producono qui degli extra vergine davvero straordinari) e dell'oro rosso di San Gimignano: lo zafferano.


 E' il prodotto più incredibile di questa terra fatta di strardinarietà, fonte di ricchezza per la città, tanto che si dice che le famose torri siano state pagate con lo zafferano, così come molti tributi di guerra, doni a sovrani ecc.
Questo prodotto è stato in auge fino all'800, per poi finire ed essere riscoperto negli anni '90.
Da allora questa terra ospita nuovamente le piantagioni dello zafferano che si è raccolto proprio nelle scorse settimane.


Sono storie di passione, di amore, di lotte, battaglie vinte e perse contro il tempo, la pioggia, il caldo.
Sfide raccolte contro ogni logica per fare un salto nel tempo e recuperare quello che i nostri antenati avevano così potentemente costruito.
Una eredità forte e pesante per un prodotto di una eccellenza straordinaria. 


"Hai fatto davvero dei bellissimi scatti, in particolare quelli delle mani dell'uomo: hai colto la delicatezza della forza!"
Questo il commento di una fotografa, amica e mentore. Per la serie: non sono solo fiori di zafferano, dietro c'è un mondo fatto di forza, per riuscire a raccogliere un prodotto antico e nobile, da lavorare con delicatezza e maestria.
Per conoscere storia, tecniche di coltivazione, intervista ad un produttore ecc. oggi esce il mio Food Trotter. Dove? Sul sito AIFB naturalmente!