lunedì 30 novembre 2015

Elio Orsara, un uomo ed il suo sogno


La prima parola che mi viene in mente parlando di Elio Orsara è sogno. Una parola che ripete spesso e che probabilmente lo rappresenta più di ogni altra.
I sogni in questione, riguardano sfide impossibili, improbabili, ma che lui ha realizzato ad una ad una. Questo calabrese verace, sprigiona energia e passione quando parla del suo percorso, ma si sofferma di più sul percorso stesso, che sul risultato. Eppure i suoi sono risultati straordinari.
Ho conosciuto Elio Orsara al 10° Cacciucco day, una importante manifestazione per Poggibonsi (Si), dove lo storico Ristorante Alcide, famoso per aver portato il Cacciucco nell'entroterra negli anni '20 del secolo scorso, organizza ogni anno eventi diversi per celebrare il suo piatto di punta.
Quest'anno, il gemellaggio tra "Alcide" e "Locanda Italiana" di Tokyo di Elio Orsara. Ognuno dei 2  ristoranti, ha proposto un piatto di antipasti di mare ed una zuppa di pesce ("Profumo di Calabria" per Orsara, il famoso Cacciucco per Alcide) in una bellissima serata, tra cibo e solidarietà (parte del ricavato della serata sarà devoluto all'associazione "Valdelsa donna" che si occupa della prevenzione e lotta dei tumori femminili).


Chi è Elio Orsara? Nasce a Cetraro, in provincia di Cosenza il 25 ottobre 1966 e dopo il diploma di scuola alberghiera, lavora come chef a Milano, poi a Londra, in Spagna ed a Los Angeles.
Rientrato in Italia, lavora presso il Golf Club Monticello a Como, ed è qui che gli viene offerta la possibilità di lavorare in Giappone per il colosso nipponico Daiei (che tra l'altro produce macchine per l'industria alimentare).
"Non sono l'uomo del sud partito dall'Italia con la valigia di cartone" mi dice, a rappresentarmi che non è andato in Giappone come extrema ratio per non morire di fame, ma per accettare una sfida che la vita gli poneva e che come ogni nato sotto il segno dello Scorpione, non poteva lasciarsi sfuggire.


Così arriva in Giappone e dal 1991 al 1993 è responsabile dell'apertura e gestione di 5 ristoranti legati alla Daiei. Nel 1993 apre il ristorante Bellavista a Shinjuku, Tokyo e nel 1994 si occupa del  lancio della Illycaffè sul mercato nipponico. Nel 1996, forte dell'esperienze acquisite, si mette in proprio ed apre "Locanda Italiana" a Kojimachi, Tokyo che entra subito nelle guide gourmet giapponesi.
In seguito allo straordinario successo del Ristorante "Elio Locanda Italiana", nel 2000 apre "Elio Laboratorio", un servizio catering ed un laboratorio artigianale che produce prodotti freschi per i ristoranti. Dal 2001 al 2005, gestisce "Elio Caffè" e nel 2011, inaugura Elio Antica Forneria.
Fa consulenza per grandi marchi imprenditoriali e nel 2005, Giorgio Armani lo chiama per aprire "Armani Caffè" ad Hong Kong. Mentre nel 2008 in collaborazione con Natori, sviluppa una linea di prodotti ispirati al sud Italia, "Il buon salame del sud Italia".
Nel 2007 diventa consulente per la Regione Calabria, per la promozione dei prodotti eno-gastronomici e rappresenta a Tokyo, l'Accademia del Peperoncino". Inizia poi l'import-export di prodotti calabresi, per cui apre anche un sito di e-commerce di prodotti italiani (VERA@ITALIA). Nel 2013 inaugura "Fattoria Bio Hokkaido", il primo caseificio in Giappone per la produzione di formaggi tipici calabresi, utilizzando il miglior latte biologico giapponese.



Ho passeggiato con Elio Orsara, in una San Gimignano deserta, una splendida notte di novembre.
L'idea era quella di una intervista, ma spesso mi sono trasformata in entusiasta guida turistica per questo straordinario chef/imprenditore, amante dell'arte e dell'architettura.
Elio è un uomo capace di appassionarsi al passato, alla storia e ci siamo scambiati pareri sull'architettura, l'ospitalità, la cucina, ma più di ogni altra cosa , ci siamo relazionati sulla nostra capacità di rivivere l'esperienza del sogno e della sfida.
A 30 anni ho impiantato la prima falegnameria ecologica d'Italia, dietro ad un sogno, al quale io sola credevo e che ho realizzato in pieno. Lui è partito per il regno del Sol levante che negli anni '90, sembrava essere più distante della luna e vi ha costruito una "piccola Calabria" del cibo.
In questo ci siamo riconosciuti affini e forse è proprio per questo che c'è stato tutto questo feeling palando di sfide, sogni, obiettivi.
Anche Elio come me, è pronto a fare un altro salto nel buio dietro ad un nuovo sogno.
"Elio pensi mai a tornare in Italia?" "Certo, ma non quando sarò vecchio! Vorrei provare a tornare come imprenditore e cominciare una nuova attività"
Il progetto è troppo in embrione per poterlo svelare, ma se ho capito il personaggio Orsara, non credo che si debba attendere molto per vederne la concretizzazione.


mercoledì 25 novembre 2015

Ravioli neri, bisque di gamberi e datterini per l'MTC di novembre



Ogni mese un incubo, anche quando l'argomento mi piace, mi intriga e mi sono venute idee da vendere. La storia dell'MTC, per me ormai è diventata come si dice in Toscana "la novella dello stento, che dura tanto tempo e non finisce mai!". Infatti ogni 30 giorni, c'è la sfida, ed io ogni volta, sfodero performance di fantozziana memoria, mi capitano situazioni in cui la legge di Murphy è storia e mi rivedo in Mr Bean.
Me ne capitano di tutti i colori:tralascio gli impegni, la famiglia, il lavoro, gli eventi che mi hanno portato al 25 di novembre senza aver preparato il piatto.
Risveglio di stamani, giovedì 25 novembre ore 7,30!!! Una sequela immane di parolacce quando ho realizzato che la sveglia non ha suonato e che è stata la figlia liceale a svegliare tutta la famiglia con il garbo che la contraddistingue, mentre vaga da una stanza all'altra nei preparativi per la scuola!!!
Altra sequela di parolacce (anche in dialetti vari della penisola) quando ho realizzato che il risveglio tardivo non mi avrebbe consentito di fare i ravioli prima di andare a lavoro.
Intervallo pranzo e sembra che vada tutto bene, faccio la pasta, e mentre penso: "Ce la faccio, ce la faccio!!!" agguanto la macchina fotografica, metto a fuoco e ... non scatta!!! Perché non scatta??? Altre megagalattica sequela di parolacce, non funziona!!! Allora cellulare! Meglio di nulla!!! Peccato che anche lui ieri sera aveva la telecamera bloccata!!! E infatti non funziona!!!
Devo aspettare le 2 che l'adolescente rientri da scuola ed usare il suo cellulare!!! Al suono del campanello accolgo la figlia con un sorriso ed una affermazione a dir poco "discutibile".
"Amore, non ti ho mai vista volentieri come in questo momento!!! Mi dai il cellulare!!!" Lei mi guarda e fa: "ancora MTC?" "SI!" La creatura, occhi al cielo, mi porge l'IPhone e si mette pure ad aiutarmi.




Alle 15 sono in ufficio a ricevere le foto su WhatsApp e sembra proprio che ce la farò!!! Ma l'MTC non è uno scherzo e quindi oggi si sono concentrate sulla mia scrivania tutte le rogne dell'ultimo semestre... e si fanno le 20,00.

"Ma non si cena in questa casa???" E si fanno le 21,30!!! E comincio a sudare!!! Comincio a sistemare le foto!!! "Mammaaaaa!!!" la figlia!!! "Amoreee!!!" il fidanzato !!! "Basta!!! L'MTC non aspetta!!!"

Ingredienti per 4 persone (5 ravioli a testa):

per la pasta: 
  • 90 g di farina di grani antichi
  • 40 g di farina di semola di grano duro
  • 2 tuorli 
  • 1 uovo intero
  • 1 giro d'olio extra vergine di oliva toscano biologico Montagnani
  • 1 pizzico di sale
  • 5/6 sacche di nero di seppia
per il ripieno: 
  • 10 gamberi sgusciati (circa 500 g di gamberi da pulire)
  • lime (succo e scorza)
  • olio extra vergine di oliva toscano biologico Montagnani 
  • sale
  • pepe appena macinato
  • 2 cucchiai di mascarpone
per la bisque: 
  • carapaci e teste di 1 kg di gamberi freschi 
  • olio extra vergine di oliva toscano biologico Montagnani 
  • 1 cipollina piccola
  • 1/2 carota
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1/2 peperoncino secco privato dei semi
  • 1 litro di acqua 
  • sale
  • pepe appena macinato
  • 1/2 cucchiaio di amido di mais (se serve)
per decorare:
  • 4 datterini gialli
  • 4 datterini rossi
  • 4 ciuffetti di basilico

Preparazione:

per la pasta: 

In una ciotola, versare le farine a fontana, inserire le uova, un giro d'olio, il sale e le sacche di nero di seppia, impastae bene e fare una palla. Avvolgerla nella pellicola da cucina e metterla in frigo a riposare, per mezz'ora. Trascorso il tempo stenderla con il mattarello o con la macchina della pasta.
Ritagliarla in quadrati da cm 7,5 di lato.


per il ripieno:

Tagliare i gamberi a cubetti, condirli con olio, sale, pepe, scorza grattugiata e succo di lime (alcune gocce) aggiungere il mascarpone, amalgamare tutto ed il ripieno è pronto.


chiudere i ravioli a piramide: 

In mezzo ad ogni quadrato inserire il ripieno, inumidire tutti i bordi e chiudere il raviolo in diagonale. Poi le 2 punte spingerle verso l'alto e chiudere il raviolo a piramide. Le foto seguenti chiariscono più della spiegazione.


















per la bisque: 

In una casseruola con i bordi alti inserire teste e carapaci dei gamberi, con un filo d'olio evo, farli tostare e bagnarli con l'acqua bollente. Far bollire a fuoco vivace per mezz'ora, poi abbassare la fiamma e far bollire altri 15 minuti. Trascorso il tempo frullare tutto con il frullatore ad immersione, passare al colino e far addensare sul fuoco, aggiungendo se occorre l'amido di mais.



Impiattare: 

Servire con la bisque sotto, i ravioli cotti in acqua bollente per 2 minuti sopra e decorare con i pomodorini leggermente foati e asciugati in padella antiaderente senza condimenti. Aggiungere 2 foglie di basilico.


Con questa ricetta partecipo all'MTC n°52






domenica 22 novembre 2015

Arista di cinta senese con crema al tartufo e carpaccio di pera



Spesso mi sono chiesta dove avrei voluto che questo blog mi portasse, ma neanche nei miei sogni migliori, mi sarei mai immaginata a fare un cooking show alla Mostra Mercato del Tartufo a San Giovanni d'Asso,(Siena) insieme ad Augusto Tocci, lo gnomo de "La prova del cuoco".
Prima di tutto la sorpresa. Per la serie: "siete proprio sicuri che volete proprio me? Poi il timore di relazionarsi con un personaggio pubblico ed ultimo, ma non secondario: che cosa cucino??
Quest'ultima domanda era strettamente correlata alla disponibilità di attrezzatura in loco, perché spesso per il cooking show, non ci sono cucine, ma piastre volanti, piani di lavoro da 30 cm e simili, pertanto non è assolutamente facile.
Comunque dovevo prima coordinarmi con Augusto. L'organizzazione mi procura il cellulare di Tocci e così lo chiamo. Già al telefono, mi è sembrato una persona fantastica, semplice e generoso.
Mi ha approvato tutto quello che volevo fare, ed è stato poi al momento dello show, un prezioso collaboratore, che ha fatto di tutto per mettermi a mio agio e farmi fare bella figura ... davvero meraviglioso.
Dopo averlo vissuto, mi sembra ancora molto irreale, pertanto vi lascio la ricetta e resto ancora un po' in questa favola!!!

foto di Ugo Marzi

Ingredienti per 4 persone:

  • 1,2 kg di arista disossata di Cinta Senese
  • 8 cucchiai di olio exta vergine di oliva 
  • 2 spicchi d'aglio in camicia
  • 1 mazzetto di salvia 
  • alcuni rametti di rosmarino
  • 2 bicchieri di vino bianco
  • sale
  • pepe appena macinato
  • 1 tartufo da circa 10 g o il burro al tartufo di San Giovanni d'Asso
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • 1 bicchiere di brodo di carne 
  • 1 pera abate (da scegliere dura)

Preparazione:

Legare l'arista con lo spago da cucina, in modo che mantenga la forma durante la cottura.
In una casseruola di misura precisa rispetto all'arista (se è troppo grande è facile che si bruci l'olio durante le operazioni di rosolatura) inserire l'olio extra vergine di oliva, farlo scaldare a fiamma viva e aggiungere la carne legata e farla rosolare da tutti i lati, compresi la cima ed il fondo.
Una volta ben rosolata, bagnare con il vino e lasciare evaporare. Tutte queste operazioni vanno fatte a fiamma vivace e senza coperchio.
Una volta evaporato il vino, salare e pepare la carne da tutti i lati. Unire salvia, rosmarino ed aglio in camicia e continuare la cottura a fiamma bassa coprendo la casseruola con un coperchio per circa 20 minuti.
Spegnere la fiamma, togliere la carne dalla casseruola e lasciarla riposare alcuni minuti avvolta nell'alluminio per evitare che raffreddi troppo.
Il maiale all'interno deve restare rosato: se è grigio è cotto troppo e la carne si sarà indurita.
Mentre la carne si rilassa, preparare la salsa.
Togliere dalla casseruola di cottura aglio, salvia e rosmarino e rimettere al fuoco, deglassando il fondo con il brodo bollente.
Passare tutto al colino aggiungere il tartufo tagliato finissimo o il burro al tartufo di San Giovanni D'Asso e far ridurre a fiamma vivace.
Prendere alcuni cucchiai della miscela bollente e stemperarci in una ciotolina a parte l'amido di mais.
Unire poi il tutto alla salsa in ebollizione, aggiustare di sale e pepe e far addensare, tenendo presente che raffreddando si addensa ulteriormente.
Appena terminata la salsa, tagliare a dadi 4x4 l'arista e affettare la pera a fette sottilissime con la mandolina.

Impiattamento:

Inserire la salsa ottenuta a fondo piatto, arrotolare 2 fettine di pera ed infilarle in uno spiedino di bamboo, insieme ad un dado di arista. Disporre sulla salsa e servire.


venerdì 6 novembre 2015

Pappardelle con zucca, zenzero e mandorle direttamente dal blog tour delle Marche



Pensando a questo blog tour delle Marche, (qui e qui le puntate pecedenti) le prime parole che mi vengono in mente sono amore e passione: amore per la propria terra e passione per il proprio lavoro. Ogni persona incontrata, ogni azienda visitata mi ha trasmesso questo. Ma in assoluto la storia che mi è restata nel cuore è quella del "La pasta di Aldo" a Monte San Giusto, un borghetto microscopico in provincia di Macerata. Intanto mi aspettavo di trovarmi davanti Aldo: invece ALDO è l'acronimo dato dai cognomi dei 2 titolari (Luigi Alzapiedi e Maria Donnari).


Chiarito che ci troviamo davanti a Luigi, proseguiamo una storia che nasce lontano, quando lui aveva 6 anni ed imparava dalla nonna l'arte di tirare la sfoglia. Ma questa passione per la pasta non diventa lavoro, resta amore coltivato tra le mura di casa. Luigi fa altri lavori, ha successo, ma la pasta è quello che vorrebbe fare davvero. A 40 anni, apre l'azienda e non fa pasta, ma eccellenza, tanto da essere scelto da Heston Blumenthal, (chef britannico, 3 stelle Michelin) a rappresentare la pasta in un programma della BBC dall'evocativo nome di "Perfection".
Per fare l'eccellenza le materie prime devono essere straordinarie e Luigi in questo è maniacale: sceglie con cura le semole di grano duro (tutte rigorosamente italiane, dall'Umbria alla Sicilia) diversificandole a seconda dei prodotti. Ad esempio: il tagliolino è fatto con un grano che assorbe poca acqua, così in cottura resta duro. La scelta delle uova??? Rigorosamente biologiche. L'essiccazione??? Lenta e a bassa temperatura. Le macchine per la lavorazione realizzate da amici ingegneri appositamente per loro.



Ogni cosa che ci racconta, trasmette una passione incredibile per quello che fa ... siamo incantate all'ascolto di quest'uomo, tanto che rischiamo di sforare gli altri appuntamenti.
Salutiamo Luigi e Maria e ce ne andiamo cariche di pacchi di pasta.
Al mio ritorno in Toscana, la curiosità sull'assaggio è estrema!!! I miei figli, grandissimi consumatori di pasta, non vedevano l'ora di mangiare questa che si presenta già bellissima, pertanto sughetto veloce e a tavola!!!




Ingredienti per 4 persone:

  • 250 g di pappardelle "La pasta di Aldo" 
  • 500 g di zucca gialla
  • 1 spicchio d'aglio
  • sale dolce di Cervia
  • 1 cm di radice di zenzero (il succo)
  • olio extra vergine di oliva  "Frantoio Torresi" Fiordolio
  • 50 g di mandorle spellate
  • sale grosso per salare l'acqua della pasta
  • rametto di rosmarino per decorare


Preparazione:

Mettere una capiente pentola con acqua a bollire, per cuocere la pasta.
Intanto pulire la zucca da buccia e filamenti, farla a dadini e rosolarla in una padella capiente che possa poi contenere la pasta, con 4 cucchiai d'olio extra vergine di oliva (Fiordolio Frantoio Torresi) e lo spicchio d'aglio.
Salare, aggiungere il succo di zenzero (dopo averlo sbucciato e grattugiato oppure passato nella centrifuga) e far cuocere alcuni minuti.
Tostare le mandorle in un padellino antiaderente (senza colorarle troppo), poi ridurle a lamelle.
Appena l'acqua è in ebollizione, salare con il sale grosso e buttare le pappardelle.
Dopo 4 minuti, scolarle (conservando un po' di acqua di cottura) e saltarle in padella con la zucca.
Se occorre bagnare con alcuni cucchiai di acqua di cottura.
Impiattare con la pasta, la zucca, le mandorle a lamelle e decorare con il rametto di rosmarino.
E gustare!!! Resta molto compatta, regge il salto in padella, assorbe i sughi e soprattutto è straordinariamente buona!!! Luigi e Maria... grazie di esistere!!!


martedì 3 novembre 2015

Blog tour delle Marche seconda tappa - Fontezoppa e Carlo Cambi

La foto è opera di Fabio D'Amore del blog Assaggi di viaggio

Durante il blog tour delle Marche, (qui trovate la puntata precedente) siamo stati ospitati dalla Locanda Fontezoppa e la prima sera abbiamo avuto la fortuna di visitare la loro cantina (operativa in periodo di vendemmia) e di degustare i loro vini. Oltre a questo, bella cena con la fantastica compagnia di Carlo Cambi, giornalista, critico gastronomico, fondatore de "I viaggi di Repubblica", docente all'Università di Macerata e molto altro.
Conoscere Carlo Cambi è stata una grandissima esperienza!!! Carlo è un "personaggio" nella più alta accezione del termine. Si sa che ha una cultura sconfinata che spazia in settori molteplici, ma finché non si è con lui vis a vis, non se ne percepisce a fondo la grandezza. Ha una capacità comunicativa fuori dal comune, dalla sua voce si sente la passione che ha per questa terra che lo ha adottato, ma non ha perso la sagacia e l'ironia della sua Toscana!!! Persona davvero interessante e coinvolgente!!! Si può non amarlo??? Impossibile!!!
Io sono toscana, quindi sicuramente sono di parte, ma non so descrivere quanto mi è piaciuto quest'uomo!!!
Le battute di Carlo, assolutamente indimenticabili: ad un certo punto parlando di Leopardi, ha detto che voleva indire un convegno sulla scoliosi, ma poi non era il caso, visto che il grande Giacomo testuali parole:"si finiva dalle seghe! E così gli hanno inventato la Passerina!!!"
Serata molto divertente ma nello stesso tempo molto molto densa di racconto vero, di uno che ha passato il tempo sul territorio l'ha conosciuto e visto con i suoi occhi.
"Guardare le onde di questo paesaggio, dove le pievi sono i capezzoli di questa terra fa capire perché questa è una cucina materna, dai sapori confidenti." Riporto le testuali parole, perché sono dense di amore e passione per questo territorio che rasentano l'erotismo.


La foto è opera di Fabio D'Amore del blog Assaggi di viaggio


"Il ciauscolo ad esempio non veniva mangiato come salume, ma come  vera e propria riserva di calorie per il lavoro nei campi e veniva portato nella bisaccia perché sudasse e potesse essere spalmato."
Sentir raccontare così il ciauscolo, (salame un po' agliato, impastato con vino Maceratino o Verdicchio e sale marino), ti trasporta indietro nel tempo, ti fa vivere le atmosfere che sono intorno ai prodotti.
"In queste zone c'era il riso, ma papa Sisto lo fece togliere... e' rimasto il riso corgo (o riso in polenta, praticamente riso cotto con acqua e farina), stupendo."
"Il coniglio in porchetta ad esempio è aromatizzato con molto finocchietto selvatico, perché contrastava l'odore di putrido della carne mal conservata. Per lo stesso scopo andava bene anche lo zafferano, ma solitamente veniva usato per tingere le stoffe."
Una serie infinita di nozioni interessanti ma anche intrise di vissuto, di partecipazione alla cultura di una terra.


Carlo ci ha poi raccontato il grande apporto dato dai marchigiani alla cultura gastronomica italiana:
"Questa terra, ha dato vita a 3 fenomeni gastronomici: il primo Antonio Latini, fabrianese, bastardo, mandato a servizio nelle famiglie patrizie, fa una straordinaria carriera che lo porterà a dirigere le cucine dei potenti della fine del '600 e a redigere un testo fondamentale della cucina italiana: "Lo scalco alla moderna", il primo in cui appaia la salsa al pomodoro e quella ai peperoni. E' la codifica della cucina patrizia.
Un secolo dopo, alla fine del '700, Antonio Nebbia manda alle stampe "Il cuoco maceratese", primo testo di cucina che si occupa del mangiare borghese e del riuso del cibo avanzato. Ad Antonio Nebbia si deve la codifica del piatto più caratteristico della cucina marchigiana: i vincisgrassi.
Dopo altri 100 anni agli inizi del '900 abbiamo il ricettario di Cesare Tirabasso, cuoco all'Hotel Europa di Macerata, ebbe nel 1922 la fortuna di cucinare per il Principe di Savoia e questi colpito dalla maestria del maceratese lo volle a sovrintendere i catering reali. La cucina maceratese diventa così una cucina internazionale ed il Tirabasso il precursore della cucina e della corretta alimentazione."
Poi torna ancora sui vincisgrassi. "In questo piatto c'è un legame fortissimo tra animella e tartufo, c'è la cremosità del pomodoro e le rigaglie di pollo che fanno la differenza. I vincisgrassi non richiedono la besciamella. Non sono una specie di lasagne. Tra vincisgrassi e lasagne, c'è la stessa differenza che c'è  tra Sophia Loren e Wladimir Luxuria."
Mentre Carlo ci incanta con i racconti marchigiani, le cantine Fontezoppa (visitate prima della cena) allietano il nostro palato con la degustazione dei loro prodotti.


Le uve di Vernaccia nera di Fontezoppa



La Vernaccia nera, dopo una lavorazione molto delicata arriva in cantina



Le barrique di legno di rovere per l'affinamento


Il mio preferito?? Il Ribona, ottenuto da uve Maceratino o Ribona, vino bianco affinato 12 mesi in bottiglia, giallo paglierino, di forte mineralità, con note agrumate e sapide che lo rendono l'abbinamento perfetto per i vincisgrassi. Infatti l'affinamento in bottiglia, ne fa un bianco ad altissimo spettro che può andare anche su piatti più strutturati.
Altro vino fantastico, il Morò, ottenuto da Vernaccia nera, affinato 18 mesi in barrique, colore rubino intenso, speziato, con note dolci, ottimo con la carne e la selvaggina. Premiato con i 5 grappoli di Bibenda 2016.



Una sorpresa vera: la Passerina Brut, Jajà è stato amore al primo assaggio!!!


Insieme ai fantastici vini delle cantine Fontezoppa, anche alcuni salumi tipici: il già citato ciauscolo e la coppa di testa (salume tipo la soppressata toscana, cioè testa di maiale bollita, scarnificata, speziata, salata, aggiunti pistacchi e scorzette di agrumi ... meravigliosa!!!)
Così, con la fantastica compagnia di Carlo Cambi ed i meravigliosi vini di Fontezoppa, si conclude una serata all'insegna del piacere, con una foto di gruppo!!! Per fortuna le camere da letto erano al piano di sopra ...


La foto è opera di Fabio D'Amore del blog Assaggi di viaggio